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responsabilità…

Che generazione strana questa nostra: si citano versetti, parole, pensieri, maestri, guide spirituali, nonni, nonne, antenati, presenze culturali e spirituali a vario titolo. Si cita l’“autorità” per non esporsi, per non incorrere in errore, per non prendere la responsabilità di un pensiero proprio, per attaccare con più veemenza il pensiero altrui, per poter illuminare di luce altrui ciò che non riusciamo ad illuminare con luce nostra. Ci si cita addosso, tanto per citare un celebre saggio irriverente dell’ebreo Allan Stewart Königsberg al secolo Woody Allen. Eppure i maestri che stabilirono i giorni di Channukkah ci insegnano ad impegnarsi in prima persona, a non cercare il rifugio dell’autorità, a prendere decisioni anche scomode al di là delle belle luci che brillano intorno a noi. Ci insegnano che la guerra tra Greci ed Ebrei fu una guerra fratricida, fu il dolore di una contrapposizione interna tra chi viveva la propria vita citando una cultura altra e chi scelse una vita propria in-citando gli altri ad una guerra. Ci insegnano che i messaggi di libertà, responsabilità, educazione e spiritualità si trasmettono se reali, se quotidiani, se vissuti in prima persona, se accesi con il nostro proprio fuoco, grande o piccolo che sia, senza la narrativa di una citazione o di una fonte che se non è divenuta parte di noi, è sfoggio di grande cultura, ma scalda poco il cuore. Perché tra luce e fuoco, in ebraico non esiste grande differenza, è sempre אור così come è sempre necessario illuminare ed illuminarsi con ciò che siamo, pensiamo, diciamo.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(11 dicembre 2015)