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arco…

Al momento di benedire i figli di Yosèf, Ya’aqòv afferma di avere a disposizione una parte in più di Eretz Israel da distribuire, una parte “che ho preso dagli Emorei con la mia spada e col mio arco”.
La cosa è strana, perché in tutto il racconto precedente non abbiamo mai visto che Ya’aqòv avesse conquistato militarmente territori in terra di Kenà’an. È per questo che il Targum di Onkelos traduce i termini “spada” e “arco” con “preghiera” e “richiesta”.
A questo punto è logico domandarci perché la richiesta a D.o sia paragonata ad un arco. La risposta l’ha data il Rebbe di Kotzk: con l’arco, quanto più si tira verso di sé la corda tanto più la freccia va lontano; e con la Tefillah, quanto più ci si concentra in se stessi, tanto più la Tefillah sale.

Elia Richetti, rabbino

(24 dicembre 2015)