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Un Popolo

steindlerIn questi giorni ci siamo tutti occupati del Giorno della Memoria, in questo processo ci siamo posti – ognuno a suo modo – rispetto al mondo, ci siamo concentrati su chi ha fatto cosa nel bene e nel male verso il popolo ebraico. Su chi ha salvato ebrei a rischio della propria vita e su chi li ha venduti per cinquemila lire.
Vorrei invece soffermarmi su cosa ha significato per noi ebrei la Shoah, non solo in termini numerici, con la cancellazione di fatto di secoli di storia ebraica in molti paesi, ma nella percezione del nostro popolo
Negli anni 20 l’ebraismo europeo era profondamente diviso, ebrei ricchi che non parlavano con quelli poveri, minaghim diversi che arrivavano allo scontro, ebrei politicizzati che andavano contro altri ebrei. Mancava al nostro popolo la consapevolezza di uno dei fondamenti dell’ebraismo, la arevut , non eravamo in grado di ricordarci che ogni ebreo è garante dell’altro non solo sulla terra ma anche nel Tribunale del Cielo.
Rav Shach ZK”L parlando della Shoah e della scomparsa di chi pure era senza colpe : “ KDB”H agisce sempre in modo giusto e quando ha deciso di che era giunto il momento ha chiamato tutto il klal Israel”.
Quando gli ebrei arrivavano nei campi non erano più saggi o ignoranti, ricchi o poveri, greci o polacchi, erano tutti juden haftling. I nazisti YS”VZ hanno riunito il nostro popolo, e i nostri nonni morivano insieme cantando / pregando “ani maamin”… chiedendo a noi di porre le condizioni per la venuto del Messia.
Prima di Hitler YS”VZ ci fu un altro uomo che voleva attuare la “soluzione finale”, Aman harasha, che andando a lamentarsi con il “Re” ci chiama Un popolo disperso e diviso. Nelle parole dei reshaim abbiamo le grandi benedizioni del popolo ebraico, siamo sì dispersi e divisi – la meghilat di Ester si apre citando la grandezza del regno di Achashverosh – ma siamo Un Popolo , dall’India (Odu) fino all’Etiopia (Kush). In 127 paesi il popolo ebraico mantiene la propria unità e la propria arevut.
Di fronte all’unità del Popolo Ebraico Aman/Hitler non può fare nulla e per quanto provi in ogni modo a parlare con il “Re” saranno lui e i suoi figli a morire.
Oggi ci stiamo riunendo tutti presso Erez Israel, speriamo di sentire forte la nostra unità e la nostra arevut affinché la preghiera dei nostri nonni “ani maamin” venga presto realizzata.
In ricordo del mio bisnonno Nathan Yehuda Lubinsky Hazaken HY”D grazie al cui sacrificio oggi io e i miei cugini siamo ebrei in Erez Israel.

Michele Steindler

(28 gennaio 2016)