Il Memoriale viaggiante
Doppiata anche per quest’anno la Giornata della Memoria, giunge in Italia il Memoriale italiano di Auschwitz, da anni al centro di polemiche, equivoci e incertezze. L’opera, installata nel 1980 nella sezione italiana del campo di sterminio, si deve alla collaborazione interdisciplinare tra architetti, artisti, scrittori e musicisti: Primo Levi, Lodovico Belgiojoso, Luigi Nono, Gianfranco Maris, Pupino Samonà. Certamente il complesso rappresenta la sensibilità artistica e politico-sociale dell’epoca in cui fu concepita, ivi compresi i simboli del comunismo e una concezione della Memoria basata sull’impatto impressionistico dell’arte e non sulla tecnica didattica e pedagogica.
Per queste ragioni la Polonia post-comunista e anche le organizzazioni ebraiche si sono trovate d’accordo, con pochissime eccezioni, nel richiedere la rimozione del monumento non più rispondente al sentire dei polacchi né alle esigenze della didattica. Personalmente non sono sicuro che tale soluzione fosse la migliore, ma ormai da mesi si era compreso che alternative concrete non c’erano più o non erano percorribili.
In tutto ciò il Governo italiano si è fatto carico di questa testimonianza di storia e storia dell’arte italiana; la città di Firenze ha completato l’operazione offrendo la propria disponibilità a ospitare il Memoriale nello spazio EX3, da anni inutilizzato. Di questo va ringraziato, tra gli altri, il sindaco Dario Nardella che si è impegnato a terminare il restauro dell’edificio e del Memoriale in due anni di tempo, con tanto di museo al piano superiore sulla persecuzione, sull’antifascismo, sulla Resistenza e sulla deportazione. Un contributo rilevante al lavoro sulla Memoria in Italia.
Da tutta questa vicenda impariamo essenzialmente tre cose: le istituzioni possono fare moltissimo; il ruolo dell’arte nel tramandare la Memoria non può essere banalizzato o ignorato, ma va compreso e fatto apprezzare anche da chi reclama una dimensione esclusivamente “concreta” e pedagogica; infine, bisogna comprendere che la Memoria, come spiegava Primo Levi, cambia in relazione al tempo e allo spazio, non è né un feticcio né qualcosa pietrificato. Il che significa accettare che le bandiere rosse nella Polonia del 1980 avevano un significato non più accettabile nella Polonia di oggi.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas Twitter @tobiazevi
(2 febbraio 2016)