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…fascismo

In linea di principio, in un paese come l’Italia, che fa della cultura una delle sue potenzialità principali, la realizzazione di un museo dovrebbe essere parte di un progetto strategico. Se nello specifico parliamo di un museo dedicato al Fascismo, credo che l’istituto di cui si discute questa settimana dovrebbe essere il risultato di una maturazione culturale frutto di riflessioni su scala nazionale e che non ci si possa limitare a dipendere dalla ristrutturazione di un edificio – per quanto interessante – né dalla partecipazione ad un bando di finanziamento regionale. Ha certamente ragione il sindaco di Predappio: facendo leva sulla sua funzione istituzionale, si muove in maniera efficace per realizzare un museo nel paese natale di Mussolini, un luogo che aiuti a ragionare sull’esperienza storica del Novecento e sottragga quel ridente paese alle peregrinazioni nostalgiche e alla commercializzazione Made in China del volto tragico e ridicolo dell’ex dittatore. Un’operazione legittima, che tuttavia non giustifica il colpevole ritardo di intere generazioni di dirigenti politici e illustri accademici che non hanno in questi decenni trovato il tempo né l’occasione di discutere e progettare seriamente un museo nazionale per lo studio del Fascismo e di quello che significò per la società italiana contemporanea. Non mancano in Italia percorsi museali che parlano di Fascismo. In generale sono collocati in luoghi simbolici (ad esempio via Tasso a Roma, Salò, Dongo), e per lo più hanno un taglio che valorizza alcuni aspetti locali e ristretti ambiti cronologici, come è ovvio che sia. Predappio, luogo radicato nella tradizione anarco-socialista repubblicana e anticlericale, giustamente vuole aggiungere la sua esperienza. Non è stato il luogo dove è nato il Fascismo, ma è stato lì che esso è mestamente tramontato nella sua esperienza italiana. Quello che non c’è, però, e che manca anche in prospettiva, è una vera riflessione collettiva sul nostro passato, un percorso che produca come risultato un istituto permanente che ci restituisca l’immagine sincera di un intero paese che è stato per lunga pezza fascista – per opportunismo o per convinzione – e che ha scelto la strada di un’adesione collettiva a un’ideologia tragica e a tratti ridicola, ma di lunga durata, che ha influenzato e ancora in parte influenza le scelte dell’Italia contemporanea.

Gadi Luzzato Voghera, storico

(19 febbraio 2016)