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Ticketless – Ehgiaite

cavaglionRacconta Massimo Mila che, per commentare stupidaggini, sparate retoriche circolanti sotto il fascismo, Riccardo Bauer avesse iniziato a spiegare il suo pensiero ai compagni che dividevano con lui la cella nel braccio politico di Regina Coeli, dicendo “Eh, già!”. Due parolette semplici e ingenue, “un colpo di spillo, che buca di soppiatto le vesciche della boria sovrana”. Mi è tornata a mente la malattia, ehgiaite, e connessa filastrocca milanese (“Eh già, l’è propi inscì”) leggendo le accalorate reazioni degli storici al progetto di museo del fascismo che dovrebbe sorgere a Predappio. Confesso di provare simpatia e un pizzico di compassione per il sindaco di quella piccola comunità che cerca di uscire da una sgradevole situazione – non è comparabile il suo ruolo istituzionale, con il più agevole compito di chi guida un luogo del martirologio nazifascista. Provo soprattutto forte l’istinto di proteggerlo dalla boria sovrana dei nostri storici ormai tutti sul piede di battaglia. L’un contro l’altro armati, ciò che rinvierà in eterno la realizzazione di un qualsiasi progetto condiviso. “Eh già, lè propi inscì”.
Di qui il bisogno di mettere in fila pochi e piccoli consigli. Primo si guardi il Sindaco dagli storici di mezza età e cerchi collaboratori under 35. Ieri come oggi gli storici che hanno una certa età si esprimono tenendo d’occhio non gli archivi ma i palazzi del potere e dunque sparano contro il primo cittadino di Predappio, o lo difendono, vedendo profilarsi dietro di lui l’ombra di Renzi e del suo governo: “Eh già, lè propi inscì”. Secondo, i conti con il fascismo non sono stati la specialità preferita dagli accademici italiani attualmente in cattedra e oggi pronti a sentenziare pro o contro il Museo. Che il tema del “consenso” sia stato tirato fuori da Renzo De Felice è venuto comodo a molti per poter sparare contro De Felice, ma così fingere che il problema fosse un falso problema. “Eh già, lè propi inscì”. Terzo, molti storici che si schierano contro il progetto-Predappio cadono nella vecchia trappola di giudicare il passato immedesimandosi con il punto di vista “antifascista”, pensando cioè che un Museo sul ventennio possa esaurirsi raccontando la storia dal punto di vista dei soli oppositori, errore già denunciato, mentre erano in carcere, dallo stesso Bauer, da Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini. “Eh già, lè propi inscì”. Quarto, i luoghi dove sorgono i musei sono importanti almeno quanto i contenuti dei medesimi. Predappio sarebbe il più sbagliato di tutti, ma sarebbe egualmente sbagliatissimo, come invocano molti, se la scelta cadesse, che so, su via Tasso, Regina Coeli, villa Torlonia, Trieste-San Sabba o Fossoli. “Eh già, lè propi inscì”. Quinto, il fascismo non è stato purtroppo soltanto Salò, ma una malattia che ha rovinato i nostri padri e i nostri nonni. Gli ultimi a sentenziare dovremmo essere noi. Proprio Carlo Ginzburg ha di recente ricordato, a noi storici ebrei che siamo soliti trarre motivo di vanto dagli arresti torinesi del ’34, che l’effetto prodotto da quella retata non fu il moltiplicarsi delle adesioni alle idee dei fratelli Rosselli, ma la nascita de “La Nostra Bandiera”. “Eh già, lè propi inscì”. Quinto, per quanto ben fatto, e con un comitato scientifico di trentenni e poco borioso al timone, dubito fortemente che un Museo del fascismo a Predappio potrà far cessare lo spettacolo indecoroso cui oggi si assiste davanti alla tomba di Mussolini. Anzi, aumenteranno le contrapposte reazioni, anche violente. “Eh già, lè propi inscì”.
Avendo vivo il ricordo della tragica e anacronistica divisione nostra, tra fascisti e antifascisti immaginari, nei recenti anni Settanta, temo che quei fantasmi del passato possano risorgere da un momento all’altro. E sarebbe questo l’incubo che dovremmo a tutti i costi evitare, in primo luogo agli adolescenti che oggi studiano a Predappio.

Alberto Cavaglion

(24 febbraio 2016)