moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

“Alberto Nisman venne ucciso”
Si riapre il caso giudiziario

nisman“Arrivati a questo punto delle indagini, le prove supportano l’ipotesi che Alberto Nisman sia stato vittima di un omicidio”.
Lo scrive il procuratore distrettuale Ricardo Saenz in una lettera indirizzata alla Corte di Buenos Aires. Un riconoscimento fondamentale per riaprire il caso, a più di un anno di distanza, sulla morte del magistrato Nisman, trovato misteriosamente morto il 18 gennaio del 2015.
Poche ore dopo il delitto, il magistrato avrebbe dovuto rivelare particolari scottanti che dimostravano come l’ex presidente argentino Cristina Kirchner stesse cercando di insabbiare le indagini sull’attentato al centro ebraico Amia dove nel 1994 un’autobomba uccise 85 persone e ne ferì più di 300.
Questa è la prima volta nella quale ufficialmente si mette da parte l’ipotesi del suicidio per sostenere quella di un omicidio ben orchestrato.
Per anni Alberto Nisman, 52enne di famiglia ebraica, aveva indagato sui responsabili dell’attacco alla Amia e, dopo aver accusato come mandante l’Iran, aveva dichiarato di essere in possesso di prove che avrebbero incriminato anche l’ex presidente Kirchner.
“Non sono mai stato così bene e prima o poi la verità salterà fuori” aveva scritto sul cellulare poche ore prima di presentare le sue accuse al Congresso. Ore fatali nelle quali venne ritrovato morto in casa sua con un proiettile alla testa e una pistola vicino.
In questi mesi si è seguita la pista del suicidio, adducendo come spiegazione di non aver trovato alcun segno di effrazione o altra pista da seguire. Una teoria mai accettata dalla madre del magistrato, Sara Garfunkel e dalle sue due figlie che sono scese in piazza con migliaia di cittadini argentine per gridare: “Justicia por Nisman” e “Yo soy Nisman” come ha raccontato in una cronaca su Pagine Ebraiche Giorgio Secchi.
“Nemmeno un forte temporale – scriveva Secchi nel febbraio del 2015 – scoppiato proprio all’inizio della manifestazione è riuscito a smorzare la determinazione dei cittadini che avevano accolto l’invito a partecipare alla ‘marcia del silenzio’ promossa da colleghi di Nisman. In una selva di ombrelli, la maggioranza di persone addirittura senza alcun riparo, il corteo si è mosso dal palazzo del Congresso fino a Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada, sede della presidenza argentina. Poco meno di un chilometro percorso in circa tre ore, a passo lento per la difficoltà di muoversi a causa della grande partecipazione”.
Nel sostenere l’ipotesi di un omicidio, il procuratore Saenz ha spiegato come il suicidio si possa scartare con una certa sicurezza non essendo stata rinvenuta nelle mani della vittima alcuna traccia di polvere da sparo e perché il suo corpo senza vita sarebbe stato spostato dopo il delitto. Ad avere un ruolo centrale in questa rilettura del caso, il nuovo presidente argentino Mauricio Macrì che durante la propria campagna elettorale aveva promesso di andare a fondo nella questione riprendendo in mano la documentazione, e che il giorno del primo anniversario della scomparsa di Nisman ha ricevuto le sue figlie Iara e Kala promettendo, una volta per tutte, “Justicia”.

(26 febbraio 2016)