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La mitzvah del Mishkan viene dopo il Vitello d’oro?
Se non ci fosse stata la mitzvah del Mishkan non ci sarebbe stata nemmeno quella dei Qorbanot. Secondo alcuni maestri (si veda anche Rashi) la mitzvah del Mishkan viene data al popolo ebraico solo dopo il peccato del Vitello d’oro. Questo sta a significare che la mitzvah dei Qorbanot non sarebbe stata prevista dal principio, ma si tratta solo di un Tiqun (rimedio espiatorio) al peccato del Vitello d’Oro.
Eppure la Parashà del Mishkan viene inserita nel testo della Torah prima del caso del Vitello d’oro.
Ma il midrash si domanda: quando è stata data la mitzvah del Mishkan? Nel giorno di Kippur stesso, nel momento in cui sono state date le Seconde Tavole. Disse Rabbi Yehuda Bar Shalom: non c’è prima e non c’è dopo nella Torah, come è detto: le sue vie volgono qua e là (Mishleh 5, 6); si spostano i percorsi della Torah e le sue Parashot… (Midrash Tanchuma, Terumah 8; Ki Tisa 31).
Tutto il rituale dei sacrifici quindi viene ad insegnare una cosa sola: allontanare dall’idolatria (Vaykra Rabba 22).
Da qui impariamo un concetto importantissimo per la tradizione ebraica: il sacrificio non ha valore in se stesso, ha un unico scopo: la persona che lo compie, che deve tenersi lontano dall’idolatria in senso etico-spirituale. In questo senso osservare le mitzvot con Kavvanà è meglio del sacrificio: misericordia voglio, non sacrifici, il sacrificio personale io voglio, dice D-o. (1Sam 15,22; Os 6,1-6; Is 1,10-17; Sal 39,7-11)
Nel Qorban l’uomo mette le mani sull’animale e offre l’animale in sostituzione, “al posto di …”, ma lo scopo del sacrificio in se stesso non è offre un animale al suo posto, ma offre se stesso: il proprio cuore. Un sacrificio personale e spirituale. Sacrificare il proprio cuore, offrire la propria vita (Qiddush HaShem), la propria intelligenza e la propria volontà.
Nel pensiero rabbinico il rituale dei Qorbanot è sempre stato letto tradizionalmente come adesione totale del cuore a D-o. Autentico sacrificio è un cuore pentito: la Teshuvah. Quindi, tutto quel discorso molto pratico, materiale e così lontano da noi degli animali uccisi e bruciati viene tradizionalmente superato; non viene mai abolito, ma viene coerentemente interpretato dicendo che quello è un segno esterno che deve avere un significato interiore profondo; è il cuore che deve essere sacrificato, è il sacrificio del cuore, cioè della intenzione (Kavvanà), della volontà che è gradito a D-o. L’offerta, il dono che viene fatto deve essere il cuore.
Solo in questo senso il Mishkan e i Qorbanot possono essere intesi come Tiqun del peccato del Vitello d’Oro.
“Le Mitzvot furono date al solo scopo di rendere puro l’uomo. Che importa al Santo Benedetto se la nuca di un animale viene tagliata dietro o davanti? I precetti servono alla purificazione dell’uomo”. (Bereshith Rabba 44, 1)
Dall’epoca della distruzione del Secondo Tempio (70 e.v.) non ci rimane altro che la preghiera del cuore: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di D-o” (Devarim 8, 3). “Che cosa è più importante della carne dei sacrifici? Le nostre labbra con cui preghiamo” (Pesikta 165b).
Secondo il pensiero ebraico nei Giorni del Messia, nel Terzo Tempio, non si faranno più i Qorbanot, il Tiqun sarà già stato adempiuto e l’umanità sarà finalmente giunta ad un alto livello etico e spirituale: non ci si ciberà più di carne e non si ucciderà: “Disse D-o: in questo mondo, espiate attraverso i qorbanot, nel mondo futuro io sarò da espiazione per i vostri peccati senza qorban, come è detto: ‘Io, Io sono colui che è espiazione (che cancella) dei tuoi peccati, per me stesso’ (Yeshaiahu 43, 25)”. “In questo mondo, dando il vostro contributo per la costruzione del Mishkan, avete espiato i vostri peccati; ma nel mondo futuro, solo il mio amore per voi sarà di espiazione come offerta gratuita per voi”. (Tanchumah, Pekudeh 9; Shemini 4)
Su questa base quindi, nel Terzo Tempio non sarà più l’uomo che offre qualcosa a D-o, ma D-o darà se stesso all’uomo.

Paolo Sciunnach, insegnante

(29 febbraio 2016)