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I 500 anni del Ghetto di Venezia
Tra chiusure e aperture,
luce sulla complessità

ghettoAl via a Venezia, nella sede di Cà Dolfin dell’Università Cà Foscari, i lavori del convegno internazionale “The ghetto reconsidered: minority and ethnic quarters in texts and imagines” organizzato dall’ateneo all’interno del programma di iniziative promosse dal comitato ‘I 500 anni del Ghetto di Venezia’.
Ad aprire i lavori dell’intensa due giorni un intervento della studiosa Donatella Calabi incentrato sui temi che saranno approfonditi nei prossimi mesi, in tutta la città, attraverso eventi, iniziative, momenti di incontro ad alto livello. A seguire una riflessione su “Ghettos and neighbourhoods in jewish history” coordinata dallo storico Simon Levis Sullam, preludio a ulteriori relazioni che seguiranno nella giornata di oggi e di domani.
Ha affermato Emanuela Trevisan Semi, vice direttore del Dipartimento studi asiatici e nordafricani di Cà Foscari: “In questi due giorni discutiamo sul senso del ghetto a partire dall’esperienza veneziana, mostrandone le contraddizioni perché, segno di chiusura, spesso è stato affiancato da aperture, curiosità e infrazioni. Ad esempio, non era possibile per gli ebrei vendere fuori dal ghetto, ma avevano negozi a Rialto o altanelle esterne all’area del ghetto in cui vendevano le loro merci. O ancora, i veneziani non potevano entrare nel ghetto. Ma lo facevano ugualmente”. Pur restando un luogo di segregazione e di esclusione, il ghetto risulterebbe così interessante “anche per le sue aperture”.

(1 marzo 2016)