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…logica

Il mio ultimo intervento (‘rappresentanza’) mi ha procurato qualche messaggio di approvazione, qualche dubbio, qualche dissenso. Nella norma. Mi son trovato però a riflettere ancora una volta sul senso del dibattito. Se si tratti di scambiare opinioni fondate sulla logica o se si debba a tutti i costi prevalere, magari anche a costo di deformarla la logica, o sfuggirla, portando il discorso su un campo altro da quello del contendere. Avendo sempre provato un certo fastidio per le tessere di partito – anche partiti metaforici – coltivo l’idea che si dibatta per raggiungere, con l’aiuto di uno o più interlocutori, quelle piccole verità che a noi esseri umani è dato con gran fatica di raggiungere. Verità piccole e mai permanenti, anzi, molto instabili. Dibattere solo per aver ragione, anche a costo di distorcere il senso delle cose è come far suicidare Socrate per una seconda volta, Socrate sacrificatosi inutilmente, e il suo messaggio criminalmente vanificato. La libertà assoluta del pensiero negata e messa al servizio di un partito. La logica non ha padroni, non è al servizio di nessuno, e non ha nulla da dimostrare forzosamente. Si muove libera e leggera, perché se così non è si autoannulla, non è logica, è solo una contesa. E chi non ha partito non ha interesse alle contese. In conclusione, se il presidente della comunità di Biella vuole misurarsi con le figure politiche e istituzionali della sua città, può incontrarsi liberamente con il sindaco, con il prefetto, con il questore; e il rabbino di Biella, con il vescovo del luogo. Non con il presidente della Repubblica italiana. Non con il Papa. Altro io non voglio dimostrare se non quello che affermo. Se mi si vuol far dire che da tempo l’Unione delle Comunità ha una rappresentanza un po’ ritrosa, talora restia a reagire alle vicende nazionali e internazionali, bene, posso riconoscerlo. Ma da questo a riconoscere ad altri la proprietà e il diritto a rappresentare l’ebraismo italiano ce ne corre. Biella ha all’interno dell’Unione i suoi rappresentanti eletti, e sono loro che, accettando doverosamente il gioco e le regole della maggioranza, hanno il dovere e la possibilità di esprimere le loro logiche e i loro sentimenti. Nel rispetto delle regole della democrazia rappresentativa. Scavalcare questo criterio significa voler vincere la partita a ogni costo, giocando con carte che non sono ammesse. Neppure al presidente di Biella. E sarei terrorizzato all’idea che il presidente di Biella diventasse, un giorno, malauguratamente, presidente plenipotenziario dell’Unione. E, se dibattito deve continuare a essere, che rimanga strettamente nel tema, per favore. La logica non è logica se non è etica.

Dario Calimani, anglista

(15 marzo 2016)