Tradurre

ilanaTradurre mi ha sempre messo a disagio. Al contrario, trovare le parole giuste per esprimere e comunicare quello che penso, vedo e percepisco mi ha sempre dato un senso di appagamento, tranquillità e soddisfazione. Tradurre pone di fronte all’esperienza della realtà ambivalente e molteplice che non si può cogliere con uno sguardo o una parola: se da una parte rivela significati e unisce costruendo ponti, dall’altra recide o dà luce proprio ai vuoti e alle mancanze. Chi riesce a sopportare “il compito del traduttore” – per usare una espressione di Walter Benjamin – si colloca allora in una dimensione superiore che si misura col senso umano del limite. La traduzione del Talmud in italiano – impresa straordinaria per la nostra realtà – avrà mi auguro questo merito: ci arricchirà di quella linfa vitale fatta di significati e di mancanze che si declina nel “gioco” delle domande infinite.

Ilana Bahbout

(15 aprile 2016)