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diversità…

La pedagogia ebraica presuppone un cammino non precipitoso nell’acquisizione di una חכמה chochmà, saggezza, (con le stesse consonanti della parola chochmà, saggezza, possiamo comporre le due parole כ ח מה coach mah, che significa “la forza di “cosa?, ossia la forza di elaborare domande) per rammentarci che che non c’è una banca di sapere, ma che il sapere è piuttosto consapevolezza della nostra incompletezza e limitatezza.
Noi iniziamo la Haggada di Pesach col “pane di povertà” che abbiamo mangiato in Egitto e nel corso di tutti gli esili. Proseguiamo il Seder invitando chiunque ha fame di libertà e di rinascita a mangiare assieme a noi e partecipare al nostro progetto intonando il canto di ogni bambino che domanda, con voce timida e innocente, “Ma Nisthtana” … “in cosa è diversa questa sera da tutte le altre?”. In cosa consiste la nostra diversità ebraica? Come ci disponiamo a far in modo che questa diversità sia un valore, e non una menomazione, sia per noi stessi che per gli altri?
E accompagnati da questo interrogativo, con buona pace di chi non vuole una storia troppo lunga e complicata, arriveremo piano piano a… superare lo stadio di “quest’anno qui ma l’anno prossimo liberi in Terra di Israele…”.

Roberto Della Rocca, rabbino

(26 aprile 2016)