Basta tornare

Sara Valentina Di PalmaE così anche questa Hag HaMatzot è passata, di matzot ne sono avanzate anche più del previsto, e persino i biscotti all’arancia non sono venuti a mancare. Ma il sapore del pane dell’afflizione che nel dipanarsi del Seder assumeva il profumo della libertà aveva un gusto particolare, quest’anno.
Sarà che mentalmente abbiamo salutato la nostra keillà, dopo quasi vent’anni in questa città, proprio mentre amici prossimi a festeggiare il primo figlio, che sarà Bar Mitzvà tra una settimana, ci chiedevano se anche questi tre ragazzetti in procinto di partire torneranno per salire sulla Tevà.
Quante volte abbiamo passato quello scalone che ora mi pare più grave in ogni passo (forse perché sono dieci chili in più che mi porto appresso?).
Ripenso ai tanti che non vi sono più e, ascoltando con attenzione, la loro presenza riecheggia ancora.
Il vecchio Beppe Lattes z.l.: il primo cassetto del Tempio sul lato maschile serba un suo calendario battuto a macchina con gli orari e le istruzioni per Kippur, quarant’anni fa.
La mia amica che ha fatto ritorno in Israele con i due figli, lasciandoci un po’ di vestiti e di giochi e molto più soli. La sua Hanucchia ricorda ogni anno in casa nostra il grande miracolo là avvenuto, e lo farà anche nella nuova casa.
Il chazan e la sua famiglia, le parole nella loro cucina sul valore della resistenza: gutta cavat lapidem. Avevate ragione sulla perseveranza, sorrido parlando mentalmente con loro. Annamaria Caredio Benaya z.l. ed il marito Reuven z.l., entrambi meritori di essere ripubblicati, lui con l’Haggadà miniata vent’anni or sono, di lei almeno l’inchiesta testimonianza della vita proletaria genovese Una storia ingiusta edito da Savelli quasi vent’anni fa… anche questo, regalo prezioso, ci segue nel trasloco. Già vedova, la ricordo proprio ai Sedarim comunitari, vestita di bianco. Nel piccolo cimitero senese sono di nuovo vicini, ora.
I giochi dei bambini a caccia di mummie nei passaggi segreti di questo vecchio edificio di ghetto, quando i grandi sono in Tempio e Kippur è lungo da passare.
E su fino al tetto, la meraviglia del secondo matroneo con la scoperta dell’apertura nel tetto per la Sukkà, che ogni anno i bambini vorrebbero di nuovo lassù invece che in cortile. Perché poi, mi viene saggiamente fatto presente, lì rischiamo ancora di chiuderci tutti fuori in Sukkà, ricordi?
Le tombole di Purim ed i regali vinti di cui sono orgogliosamente fieri, anche questi già impacchettati con cura. Le riunioni della Misericordia e l’aiuto sempre generoso. Le cene e i Kiddushim con la Challà di Sion. Le fatiche della Giornata Europea della Cultura Ebraica, a lavorare insieme. Lag BaOmer a San Fabiano. Le gite a Monaciano.
Li rivediamo ancora vero, mi chiede ansioso il grande. Sì, basta tornare e li ritroviamo.

Sara Valentina Di Palma

(5 maggio 2016)