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Il vice capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Yair Golan, critica certe tendenze violente e intolleranti all’interno della società israeliana e dell’esercito israeliano in particolare, assimilandole alla situazione della Germania prenazista, nella Repubblica di Weimar.
Yair Golan sbaglia, naturalmente, a creare paralleli storici improponibili, perché ogni parallelo storico è falsante. Le situazioni storiche, le loro cause, i loro contesti e i loro processi non sono mai uguali ad altri. Non si possono appiattire le differenze. Lo fanno i malintenzionati, di solito, gli ideologizzati in mala fede.
Ma il generale Yair Golan è una figura importante e ciò che dice è grave, al di là delle analogie con la Repubblica di Weimar. Sarebbe necessario rifletterci, se si ama davvero Israele, se si vuole davvero il suo bene e non la sua dissoluzione morale. E invece i soliti media ebraici, soprattutto nella Diaspora, seduti comodi in poltrona a dare giudizi su una vita che non condividono, lo trattano da traditore, il solito ebreo (israeliano, questa volta) che odia se stesso, anche se questo soldato non è un impiegato da fureria, ma un parà pluridecorato che ha rischiato più volte la vita sul campo di battaglia e che ora richiama la leadership israeliana alle sue responsabilità.
Gli ideologi dell’intolleranza, quelli che vogliono bruciare i giornali che ospitano anche opinioni diverse dalle loro, ora vogliono bruciare anche le idee del generale Yair Golan.
Fermarsi a riflettere, una volta tanto, proprio no. Fa male alla salute.

Dario Calimani, Università di Venezia

(10 maggio 2016)