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Il passo indietro di Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein rinuncia a diventare ambasciatrice di Israele in Italia. L’ex giornalista, parlamentare del Pdl, e vicepresidente delle commissione Esteri dal 2008 al 2013, era stata nominata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu lo scorso agosto e avrebbe dovuto assumere l’incarico nel corso di quest’anno. Nirenstein, nata a Firenze nel 1945, si era trasferita in Israele nel 2013 ed essendo di origine ebraica aveva ottenuto automaticamente la cittadinanza. La notizia è stata anticipata su Twitter dal corrispondente diplomatico del quotidiano Haaretz, Barak Ravid. Il giornale, su posizioni critiche nei confronti di Netanyahu, aveva citato due settimane fa un articolo scritto da Nirenstein nel 1996 contro la moglie del primo ministro, Sara, che veniva definita un «mostro vestito da First Lady». Prese di posizione che, seppure vecchie di vent’anni, avrebbero affossato la nomina. Nirenstein ieri pomeriggio ha avuto un lungo colloquio con il direttore generale del ministero degli Esteri Dore Gold. Al termine dell’incontro ha fatto sapere di rinunciare per «ragioni personali». «Ringrazio il primo ministro – ha scritto in una nota – per la sua fiducia in me. Voglio esprimere la mia volontà di continuare a contribuire allo stato di Israele al meglio delle mie possibilità». La nomina ad ambasciatrice aveva suscitato forti contrasti sia in Italia che in Israele. Si erano espressi contro i vertici della Comunità ebraica di Roma, lo stesso rabbino capo Riccardo Di Segni. In Israele le posizioni più critiche erano arrivate da Haaretz, che aveva evocato anche «conflitti di interesse» per la doppia nazionalità della Nirenstein, anche se l’ex parlamentare aveva rinunciato a quella italiana. Sempre Haaretz aveva rivelato che il premier Matteo Renzi aveva chiesto a Netanyahu di ritirare la nomina. Notizia mai confermata. Il siluro finale è arrivato però con la «riscoperta» dell’articolo corrosivo su Sara. La moglie del premier è una consigliera ascoltatissima, molto influente. Con “Bibi” fanno una coppia di ferro. Il veto decisivo lo ha messo lei.

Giordano Stabile, La Stampa, 9 maggio 2016