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Setirot – Segni

jesurumCi risiamo. Un datore di lavoro può vietare ai propri dipendenti di portare in modo visibile segni politici, filosofici (chissà poi che cosa vuol dire), religiosi. Ecco la conclusione a cui è arrivato l’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea in nome di una «politica di neutralità». Non è la prima volta che il principio viene affermato e ribadito da diversi tribunali. E d’altronde sulla legge francese che anni fa proibì nei locali pubblici simboli di fede si è già discusso moltissimo (nel 2010 il divieto in Francia e Belgio; nel 2014, poi, la Corte europea dei Diritti dell’uomo sentenziò che ciò non lede la libertà di religione). Tutti i casi, e le polemiche conseguenti, hanno riguardato e riguardano ovviamente il velo. Dal che si evince – o meglio io deduco, è la mia opinione – che tutto questo sia “politico”. E lo dico, beninteso, da laico convinto. Pronto a fare autocritica qualora mi si dicesse che i veli in questione coprono il volto (niqab e burka) perché in questo caso sarebbero sufficienti a proibirlo le leggi di ordine pubblico. Se invece si tratta di chador o hijab, non posso che dissentire. Sarei furibondo e preoccupatissimo se qualcuno venisse licenziato perché porta la kippah.

Stefano Jesurum, giornalista

(2 giugno 2016)