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…dialogo

Siamo sicuri che si possa mantenere “vivo e vitale l’ebraismo, preservando negli ebrei un’identità forte e una dignità tenace”, come hanno scritto alcuni giorni fa i cinque rabbini componenti del Consiglio dell’Assemblea Rabbinica Italiana, senza preoccuparsi del dialogo con l’esterno, sia esso la Chiesa, lo Stato, il mondo intorno? Siamo sicuri che attenzione all’interno e attenzione all’esterno si contrappongano, che l’una vada nella direzione opposta dell’altra, che la chiusura sia il modo migliore per rinsaldare l’identità? Nella nota che i cinque rabbini hanno voluto diffondere tramite questo notiziario e poi si sono affrettati a mettere in evidenza addirittura sui social network, aleggia, anche se non nominato, lo spettro dell’assimilazione. Si parla di cose dette all’epoca dell’Emancipazione, di “illusioni e tragiche disillusioni”. Per quanto difficile e complessa sia stata l’uscita dal ghetto degli ebrei italiani, nessuno all’epoca, o solo pochissimi, hanno davvero pensato che la cosa migliore fosse restare nel ghetto. E la Shoah nulla ha a che fare con “le illusioni dell’Emancipazione”, anche se non manca, anche tra pensatori di primo piano, chi lo ha pensato e scritto. Gli storici oggi contestano il concetto stesso di “assimilazione”, ne negano lo spessore e il significato in rapporto sia al mondo ebraico italiano che a quello europeo, ne riconducono l’origine alle polemiche successive all’emancipazione e a quelle sioniste contro la vita nella diaspora. Un’origine nella storia che va contestualizzata, quindi. Guardando alla nostra storia, quella degli ebrei in Italia, ho sempre visto il fiorire dell’identità e della cultura ebraica legati al dialogo, al rapporto con un mondo esterno a sua volta vivo e vitale. Quando questo non è successo, e ha prevalso il ghetto, è stato quando anche il mondo esterno stava diventando un ghetto, come nella Roma della fine del potere temporale dei papi. L’energia e la vitalità non possono venirci solo dallo studio dei testi, ma dal rapporto tra i testi e la vita, il mondo intorno a noi.
Ogni suggestione a chiudersi all’esterno porta, io credo, solo a spegnere anche la nostra vitalità di ebrei.

Anna Foa, storica

(6 giugno 2016)