Qui Washington – Ajc Global Forum
Mondo ebraico, rimanere uniti
davanti alle sfide del futuro

13346657_10157086404360145_870389385662100624_n Si è aperto ieri sera a Washington il Global Forum della American Jewish Committee, la conferenza annuale dell’organizzazione statunitense in cui duemila persone da circa 70 paesi discutono i punti chiave dal punto di vista politico, strategico e sociale del futuro dell’ebraismo mondiale. A rappresentare l’Italia, all’interno di una delegazione della European Union of Jewish Students, il presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia Arièl Nacamulli e Talia Bidussa, ex presidente dell’Ugei e attuale consigliera dell’Eujs, presente anche l’anno scorso. “L’Ajc Global Forum è un’incredibile occasione per creare connessioni con numerosi leader comunitari di altri paesi – spiega Bidussa – fattore sempre più importante in un mondo che diventa sempre più globale e in cui la base per costruire il futuro delle nostre kehillot è costituita dai ponti fra persone. Anche se viviamo in realtà diverse fra loro, condividiamo esperienze decisamente simili”.
Il programma prevede incontri con politici – tra cui nei prossimi giorni il leader dell’opposizione israeliana Isaac Herzog e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini – diplomatici e attivisti, oltre che laboratori e dibattiti.
La tre giorni, che si concluderà martedì, è stata inaugurata con l’assegnazione dell’annuale Moral Courage Award alla parlamentare irachena Vian Dakhil, di cui è stata premiata la strenua lotta per i diritti della minoranza Yazidi, sistematicamente massacrata dall’Isis. La Ajc e l’organizzazione umanitaria israeliana IsraAID supportano le sue battaglie per aiutare i rifugiati Yazidi in fuga dalla violenza dello Stato Islamico e hanno deciso di 13342937_10157086024915145_5970911545483376207_n premiare Dakhil per il suo lavoro di informazione e sensibilizzazione sulla vicenda del suo popolo, nonostante sia oggetto di minacce di morte da parte del sedicente Califfato. “È urgente che la comunità internazionale aiuti gli Yazidi a tornare alla loro vita normale – le parole di Dakhil – poiché quanto avvenuto nel 2014 non è stata una coincidenza ma un piano che seguiva un programma, messo a punto già da anni”.
Protagonista della cerimonia di inaugurazione anche lo scrittore israelo-americano Yossi Klein Halevi, il quale ha partecipato a una riflessione sul mondo geopolitico di oggi e il mondo ebraico del futuro insieme alla giornalista della rivista Politico Julia Ioffe, il presidente dell’organizzazione Council on Foreign Relations Richard Haass, e il giornalista israelo-americano del The Atlantic Jeffrey Goldberg. Per Klein Halevi le sfide della generazione attuale sono due. La prima è quella di combattere le distorsioni del modo di raccontare l’ebraismo, sulla quale si è concentrata anche Ioffe, sottolineando tra le altre cose la necessità di combattere il razzismo e l’antisemitismo anche in rete con leggi mirate. Il secondo punto cruciale per lo scrittore sono invece le relazioni tra ebrei e musulmani, poiché “il benessere delle Comunità ebraiche nel mondo sarà sempre più determinato dalla qualità delle nostre relazioni con l’Islam”. Un monito tanto più importante secondo Haass dal momento che l’Europa “invece di diventare più integrata, lo sta diventando sempre meno”. Poiché “improvvisamente ci stiamo rendendo conto del fatto che l’Europa non è qualcosa che debba essere data per scontata”, è necessario secondo lui “produrre una nuova generazione che capisca quanto è importante ciò che succede nel mondo”. “C’è un fraintendimento di base sulla ‘scelta’ di essere coinvolti in ciò che accade nel mondo o meno”, ha concordato Goldberg. “Il punto – la sua conclusione – è che non c’è scelta”.

f.m. twitter @fmatalonmoked

(6 giugno 2016)