domandare…

Con la Parashah di Beaalotechà, letta nella diaspora lo scorso Shabbat, ha inizio una sequela di lagnanze e di contestazioni che caratterizzano gran parte del quarto libro della Torah.
Nell’undicesimo capitolo di Bemidbàr, lo smanioso desiderio della carne e la nostalgia dell’Egitto sono associati al rifiuto della manna. La manna prende questo nome quando, in Shemòt, 16; 15, il popolo si chiede: “..mah hu..? ”, “ ..cosa è…perché non sapevano cosa fosse…”. La manna rappresenta altresì un’esistenza centrata sulla capacità di porsi domande. Quando si diventa aridi e si smette di interrogarsi, ci si rifugia nella nostalgia e nella mitizzazione di un passato che forse non è mai esistito. Non è un caso che “Chokhmah”, la ‘saggezza’, sia una parola composta da ‘Koakh’ e da ‘mah’; la forza di domandare per continuare a concentrarci con coraggio e con fiducia sul presente e sul rinnovamento quotidiano.

Roberto Della Rocca, rabbino

(28 giugno 2016)