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…velo

A Dacca le donne senza velo, le musulmane come le straniere, sono state sgozzate. A trucidarle, quei ragazzi in posa sorridenti nei selfie prima del massacro, immagini difficili da dimenticare. Agli uomini, per distinguere i fedeli dagli infedeli, è stato imposto di recitare il Corano. Ma uno di quelli che avevano saputo recitarlo ha preferito condividere la sorte delle sue amiche senza velo, scegliendo con la sua morte di rifiutare quella logica. I nazisti, come nel film di Malle, facevano calare i pantaloni alle loro vittime per vedere se fossero circoncisi, per le donne era più difficile decidere immediatamente se fossero o meno ebree, e si ricorreva volentieri al nome. Il riconoscimento del nemico attraverso i segni sulla carne o i segni dell’abbigliamento e del nome è una cosa terribile, che stringe il cuore forse più di ogni altra violenza. Anche per questo mi riesce difficile riconoscere un qualsiasi elemento positivo al velo, per tutte le donne assassinate perché non lo portavano.

Anna Foa, storica

(4 luglio 2016)