In ascolto – Elie Wiesel
Reb Azriel David Fastag era una delle più belle voci di Varsavia, tanto era limpida e calda; molti si recavano alla sinagoga per ascoltarlo, per pregare e cantare con lui. La sua più grande gioia era la musica chassidica e anche quando i nazisti entrarono in Polonia e cominciò la persecuzione, Reb Azriel David Fastag continuò a trovare e a dare conforto con il suo canto. Un giorno anche lui fu costretto a salire su un treno; era diretto a Treblinka. C’era un uomo anziano nel suo vagone, che chiedeva insistentemente al suo vicino di ricordargli il niggun che il Modzitzer Rebbe era solito eseguire a Yom Kippur.
Reb Azriel David Fastag chiuse gli occhi; in quel momento non era più sul treno, era solo, accanto al Modztitzer Rebbe e guidava i chassidim nel canto. E fu proprio allora che d’un tratto gli apparvero davanti agli occhi le parole del dodicesimo dei 13 principi di Maimonide: Ani ma’amin b’emuna sheleima… Credo con fede assoluta nella venuta del Messia e, anche se dovesse tardare, tuttavia attendo ogni giorno la sua venuta.
E in un attimo quelle parole divennero una melodia sommessa, che fece scendere il silenzio sul treno carico di persone; poco alla volta quelle persone si unirono al canto, poco alla volta divennero un coro sempre più grande e le note cominciarono a passare da un vagone all’altro. Presto quella melodia sarebbe entrata nei campi, poi avrebbe raggiunto Eretz Israel e di qui tutto il mondo ebraico.
Ani maamin…, cantava Reb Azriel David Fastag nel treno, Ani maamin… cantava anni dopo con la voce leggermente incrinata dall’emozione Elie Wiesel, l’intellettuale e scrittore che amava la musica ed era solito dire: “Vado talvolta a teatro ma la musica è la mia vita. Quando scrivo ho bisogno di musica, ma non sinfonica perché non riesco a concentrarmi. Le mie preferite sono la musica da camera o quella corale”.
E in effetti con lui sul palco c’era un grande coro ad accompagnarlo nel suo spettacolo (disponibile su disco) “Memories & Melodies of my Childhood”, che John Heyman produsse affinché come lui stesso dichiara “il mondo intero potesse condividere la gioia che ho provato io ogni volta che ho ascoltato Elie cantare”.
A inizio spettacolo Elie Wiesel, ridendo sotto i baffi diceva: “Non vorrei che pensaste che proprio a quest’età ho deciso di cambiare mestiere…”. Il pubblico rideva, lui tornava serio, prendeva il microfono in mano e intonava le melodie della sua infanzia, che racchiudono un universo intero di musica, tradizioni ebraiche, fede, affetti, lacerazioni e ritorno alla vita.
Consiglio d’ascolto
Maria Teresa Milano
(7 luglio 2016)