…Zuckerberg
È venuto in visita in Italia nei giorni scorsi il fondatore e proprietario di Facebook Mark Zuckerberg. Veniva per il matrimonio di un suo amico e ne ha approfittato per “fare un salto” a Roma e visitare il papa e Matteo Renzi. Ha poi fatto una lezione alla Luiss e incontrato alcuni manager di Start-up italiane che gli interessano. Zuckerberg è l’incarnazione del nuovo feudatario medievale, che fonda il suo potere sul denaro (tanto denaro, il suo patrimonio è valutato 58 miliardi di dollari) e si muove nella direzione di un ulteriore accrescimento delle sue sostanze ipotizzando un mondo sterilizzato dai conflitti. In effetti la sua invenzione è semplice e geniale, tutti noi la utilizziamo e sta rapidamente mutando le nostre dinamiche relazionali. In meglio o in peggio non sono in grado di giudicare, ma è un fatto. Di fronte a trasformazioni di questa portata l’unica scelta che possiamo fare è quella di tentare di governarla, di darle un senso positivo, che aiuti a migliorare le nostre esistenze. Per farlo, per governare queste trasformazioni, è necessaria una visione culturale. Curiosamente, di fronte a una sfida di questa portata noi poveri utenti e lui, Zuckerberg, giovane e ricchissimo imprenditore, ci troviamo sullo stesso piano. Noi diamo un senso etico al suo strumento facendone un uso sensato. Lui potrebbe dare seguito in maniera efficace a un codice etico che governa effettivamente questo nuovo sistema di relazioni. Può farlo, è nella posizione privilegiata del principe medievale che detta le regole del suo reame. E lo ha fatto, ha scritto un codice etico, che però la macchina di Facebook tende a non rispettare, e non per caso. Infatti la sua cultura imprenditoriale è improntata sostanzialmente a logiche di profitto e – quando il caso – di assistenzialismo mirato. Manca completamente di una cultura politica, e sembra non voler accettare l’idea che il suo strumento è utilizzabile nel bene come nel male. I ripetuti tentativi messi in atto negli ultimi tempi a vari livelli per far capire alla sua struttura manageriale che Facebook e Whatsapp sono strumenti utilizzati troppo facilmente dai gruppi di assassini jihadisti che seminano il terrore non hanno sortito alcun effetto. Il Pilato del XXI secolo preferisce lavarsene le mani pensando a nuove immaginifiche Start-up, mentre il mondo reale, fatto anche di sangue e corpi maciullati e di dolore, sembra non interessargli più di tanto. Si concretizza così il paradosso di uno strumento di comunicazione che nello stesso tempo contiene e manifesta valori etici elevatissimi (incontri e amicizie, diffusione di idee, strumento di protezione civile ecc.) e comportamenti criminali insopportabili (pedofilia, bullismo, diffusione di messaggi terroristici). Zuckerberg è (ancora per poco tempo) nella posizione di poter dare un senso etico alla sua invenzione, facendo rispettare delle regole che certamente gli faranno guadagnare di meno. Se non lo farà, dovrà fare i conti con la sua coscienza, e metterà noi utenti nella scomodissima posizione di complici.
Gadi Luzzatto Voghera, storico
(9 settembre 2016)