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Tefillin…

Nell’ultima parte della Parashah letta sabato scorso si trovano alcune norme relative alla guerra. La Torah elenca quattro categorie di persone che hanno diritto all’esenzione dal servizio militare in occasione di una guerra facoltativa intrapresa per motivi politici o economici (per la difesa degli abitanti di Eretz Israel la coscrizione è obbligatoria per tutti e senza eccezioni). Chi ha appena costruito una casa e ancora non l’ha inaugurata, chi ha piantato una vigna e ancora non ne ha goduto i frutti, chi si è fidanzato e chi ha paura sono esonerati. A queste quattro categorie i Maestri del Talmùd (Sotah 44 b) aggiungono una paradossale esenzione per colui che si interrompe, parlando, tra la legatura dei Tefillin del braccio e quelli della testa. In effetti, nel legare i Tefillin, raggiunta la mano, si fanno dei giri provvisori, mentre si mettono i Tefillin della testa, e solo dopo si termina la legatura. Noi italiani recitiamo, infatti, un’unica benedizione per ribadire che, in verità, si tratta di un unico precetto. La Tefillà del braccio, in corrispondenza del cuore, rappresenta il mondo dei sentimenti ma anche quello dell’azione, mentre, quella della testa corrisponde ai nostri pensieri e al nostro intelletto. Per difendere il popolo ebraico è necessario coniugare sempre testa e cuore. Un ebreo che disgiunge sentimento e raziocinio, azione e pensiero, non è considerato abile alla battaglia dai nostri Saggi.

Roberto Della Rocca, rabbino

(13 settembre 2016)