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La scelta di Leone

anna segre “Peccato che sei ebreo, mi aveva detto Carlo Levi la prima volta che ci eravamo incontrati. Capirai: io, Leone [Ginzburg], Vittorio [Foa], Mario [Levi], siamo tutti ebrei o mezzi ebrei. O con una moglie ebrea, come Carrara e Guglielmo Ferrero. Non poteva, Vittorio, scovarmi un “goi” questa volta?
Beh, sai. Se ti disturba, non so proprio cosa farci. Mica vorrai che diventi fascista solo perché sono ebreo. O che mi faccia cattolico per poter essere antifascista.
Già. Ma se ci pescano, cosa diranno?”
(Sion Segre Amar, Sette storie del “numero 1”, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1979, pag.127)
Questo episodio, con cui Sion Segre Amar racconta i suoi primi contatti con Giustizia e Libertà, mi è tornato in mente per contrasto mercoledì sera dopo la proiezione del documentario La scelta di Leone di Florence Mauro. Nel film i riferimenti all’identità ebraica di Leone Ginzburg sono ridotti al minimo: un rapido cenno alle origini della famiglia, l’aggettivo “israelita” in una nota di polizia, due parole sulle leggi razziali. Può darsi che effettivamente Ginzburg non desse troppo peso al proprio ebraismo, eppure il fatto che molti dei componenti del gruppo torinese di Giustizia e Libertà fossero ebrei non passò inosservato e produsse conseguenze non irrilevanti: “Arresti di ebrei antifascisti” titolava in prima pagina La Stampa il 31 marzo 1934. Ed è proprio a seguito di questi fatti che a Torino nacque un giornale ebraico fascista.
Ho l’impressione che la scelta di tacere tutto questo nel documentario non sia stata casuale, e neppure dovuta solo a esigenze di brevità; forse calcare la mano sull’identità ebraica di Leone Ginzburg avrebbe fatto di lui semplicemente una delle tante vittime della Shoah, distogliendo l’attenzione degli spettatori dalla sua azione, dalle sue idee e soprattutto dal suo antifascismo. Forse era giusto sottolineare che Leone Ginzburg appartiene alla storia d’Italia e a tutti gli italiani.
Resta comunque alla fine del film la sensazione di un vuoto, di un’incompletezza, come davanti a un bel mosaico con una tessera mancante.

Anna Segre, insegnante

(23 settembre 2016)