moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Bob Dylan, l’ora del Nobel

“Ha creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”.
Questa la motivazione con la Giuria di Stoccolma ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Accolto con un boato dai presenti, il riconoscimento premia oltre cinquanta anni di attività artistica, impegno, passione. Anche nel segno di un’identità ebraica che ha costituito un perno irrinunciabile nell’intera carriera di Robert Allen Zimmerman, come è nato e come è registrato all’anagrafe.
Molti gli omaggi che in questo senso gli vengono tributati dall’opinione pubblica.
Il quotidiano israeliano Haaretz riporta all’attenzione dei lettori una canzone “dimenticata” di Dylan, Neighborhood Bully’, che Dylan scrisse durante la Guerra del Libano del 1982 e in cui lo Stato di Israele è paragonato a un uomo esiliato. Vittima di molti attacchi, disprezzato, spesso solo nelle sue battaglie.
Sempre Haaretz, racconta la storia della coppia di yippie che gli insegnò l’ebraico, negli Anni Sessanta a New York. Oltre all’ebraico, viene inoltre ricordato, stimolò in Dylan una forte passione verso l’ideale sionista.
“Dylan – sottolinea il Jerusalem Post – ha mantenuto un rapporto stretto con Israele per tutta la vita. Ha visitato il paese diverse volte, si è appassionato all’idea e alla sfida dei kibbutz. Ha condotto qua tre grandi show, nel 1987, nel 1993, nel 2011. Ha opposto un fermo diniego al Bds, il movimento di boicottaggio, che ha cercato di fargli cancellare l’ultima tappa. Nel 2014, infine, gli israeliani possono ringraziare Dylan per aver portato i Rolling Stones a Tel Aviv, la prima visita della band da queste parti”.
Negli scorsi giorni, il sito ebraico americano The Forward si era posto questo interrogativo: “Will Bob Dylan win the Nobel Prize this year?”. Il docente universitario Daniel Karlin, tra i massimi studiosi delle composizioni e della poetica del grande artista, appariva poco fiducioso. “Lo ero di più in passato. Sarebbe comunque un fatto positivo soprattutto per il Nobel, che ne trarrebbe lustro. Piuttosto che per Dylan – la sua opinione – che non ha certo bisogno di questi premi”. Aggiungeva comunque lo studioso: “Mi piacerebbe che, in caso di successo, il suo discorso di accettazione non fosse caratterizzato tanto da parole, quando da buona musica. Sarebbe ad esempio magnifico se cantasse Long and Wasted Years”.
Come riporta The Jewish Press, ad oggi sono 15 i Premi Nobel per la Letteratura ebrei (il 13 per cento del totale). Tra gli altri vengono ricordati Isaac Bashevis Singer, Shmuel Yosef Agnon e Boris Pasternak.

(13 ottobre 2016)