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Il ritorno del Sefer Torah

30052434314_d8728ef250_hCorreva l’anno 1986 quando, durante i lavori per la realizzazione della statale 106 Jonica, in un campo nelle vicinanze del paese calabrese di Bova Marina vennero rinvenuti dei mosaici di epoca tardo-romana. La sorpresa divenne ancora maggiore quando si vide che alcuni di questi mosaici riportavano chiaramente dei simboli ebraici: la menorah, lo shofar, il lulav tra gli altri. Era la prova di una presenza ebraica risalente al IV secolo e.V. sulle coste del Sud della Calabria. Il complesso sinagogale di Bova Marina divenne così, dopo quello di Ostia antica, il secondo più antico ad essere scoperto sul suolo europeo. Proseguendo gli scavi vennero alla luce ulteriori reperti, tra cui un ripostiglio scavato nel suol (una genizah?) e frammenti di anfore contrassegnati da una menorah quasi identica a quella rinvenuta a Ostia: forse l’insediamento ebraico di Bova produceva alimenti e vini casher da esportare?
Ad ogni modo, sembra che il sito fosse distrutto dall’invasione longobarda intorno all’anno 580, rimanendo poi sepolto fino alla sua fortuita scoperta.
Il 21 e 22 ottobre, in occasione dello shabbat chol ha-moed di Sukkot, il sefer Torah è tornato per la prima volta nell’antica sinagoga. Grazie all’inarrestabile entusiasmo di Roque Pugliese, infaticabile animatore di attività ebraiche in Calabria (e sotto i buoni auspici di rav Umberto Piperno, Rabbino Capo di Napoli e del Meridione), è stato organizzato uno shabbat in questi luoghi incantevoli racchiusi tra le montagne e il mare. Sotto la guida del rav Eliasaf Shaer, un minyan (composto da ebrei calabresi, siciliani, romani, milanesi), insieme a numerosi cittadini calabresi (in via di conversione o semplici simpatizzanti), ha passato uno shabbat insieme, celebrando le preghiere all’interno dell’antico sito sinagogale. Un evento ricco di emozioni intense, che non è esagerato definire storico.
Il successo dell’iniziativa è stato dovuto all’entusiasmo di tutti: ciascuno, ognuno con le proprie differenze, ha portato il proprio contributo alla riuscita dello shabbat. Senza dubbio, non si può prescindere dal ringraziare il dottor Roque Pugliese, che ha reso possibile tutto questo, insieme al professor Giovanni Liriti e a tutto il personale del parco archeologico Archeoderi, che hanno aperto il sito a questi “fratelli ritornati” (parole loro), alle forze dell’ordine che hanno garantito la sicurezza e al personale del villaggio turistico La Perla Ionica, che ha ospitato i partecipanti allo shabbat facendoli sentire a casa e fornendo ogni tipo di assistenza per le esigenze di casherut. Infine, la presenza di un gruppo di persone con la kippah è stata ben accolta dagli abitanti del luogo, che si sono definiti (e ciò è stato detto direttamente a chi scrive) “discendenti diretti degli ebrei” e ancora “fratelli”. Uno shabbat che speriamo sia solo una delle tappe iniziali del risveglio della Calabria ebraica.

Davide Saponaro

(31 ottobre 2016)