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ll monumentale commento di Rashì alla Torà, scritto nell’undicesimo secolo, si apre con queste parole: “Disse rabbi Ytzchak (probabilmente il padre di Rashì) : la Torà sarebbe dovuta iniziare con la prima legge data al popolo ebraico che riguarda il calendario (Esodo , 12; 2). Per quale motivo allora inizia col racconto della creazione del mondo ? Se un giorno le nazioni del mondo dicessero al popolo ebraico: ‘Siete dei ladri perché avete sottratto terre che appartenevano a sette nazioni, il popolo ebraico risponderebbe: tutta la terra appartiene all’Eterno, Lui l’ha creata e l’ha data a chi parve giusto ai Suoi occhi. Per Sua volontà l’ha tolta loro e la diede a noi… “.
Questo commento è stato scritto al tempo della prima Crociata in cui musulmani e cristiani rivendicavano il loro diritto di proprietà sui luoghi santi nella terra di Israele ignorandone le radici ebraiche mentre perpetravano stragi di ebrei e saccheggiando intere comunità.
Al di là delle connotazioni “politiche ” di questo commento, Rashì trascende il suo presente anticipando quello che sarà il nostro problema in tutte le generazioni: come giustificare il nostro diritto su Eretz Israel. Il nostro diritto ad abitare Eretz Israel è riconducibile a una Giustizia universale e non nazionale quale che sia . Mentre i Crociati di ieri e di oggi proclamano il sopruso e la menzogna, Rashì, e noi ricominciando con lui lo studio della Torà, continuiamo a celebrare la fede nella conoscenza e nella memoria.

Roberto Della Rocca, rabbino

(1 novembre 2016)