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Qui Roma – Pitigliani Kolno’a Festiva
uno sguardo sul cinema di Israele

schermata-2016-11-15-alle-13-44-13Torna dal 19 al 24 novembre al Centro Ebraico Il Pitigliani e alla Casa del Cinema di Roma il “Pitigliani Kolno’a Festival – Ebraismo e Israele nel cinema”, che sarà inaugurato il 19 sera al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.
Il festival è stato presentato questa mattina al Pitigliani da Ariela Piattelli, direttore artistico insieme a Dan Muggia, dal direttore esecutivo Ronnie Fellus, dalla delegata del Mibact Rosanna Girardi, dall’addetto culturale dell’Ambasciata di Israele Eldad Golan e dal presidente del Pitigliani Bruno Sed.
Giunto alla sua undicesima edizione, il festival è a ingresso gratuito fino a esaurimento posti e offre anche quest’anno un’ampia e ricca selezione di film israeliani e a tema ebraico, divisi in diverse sezioni.
Per Sguardo sul nuovo cinema israeliano sarà proiettato in anteprima italiana One week and a day, primo film di Asaph Polonsky, che affronta il soggetto della morte e del lutto in chiave umoristica, già vincitore del premio per il Miglior Film Israeliano al Festival di Gerusalemme. 
Già al Festival di Cannes 2015 e vincitore del Gran Premio al Festival del cinema di Haifa, arriva Afterthought, di Elad Keidan, commedia esistenziale ambientata proprio ad Haifa, dove le infinite scalinate della montagna guidano i destini degli abitanti della città. 
E poi ancora, Mr. GAGA – Anima e corpo di un genio della danza, di Tomer Heymann: la storia di Ohad Naharin, nato e cresciuto in un kibbutz, uno dei coreografi più importanti e innovativi al mondo, conosciuto a livello internazionale per aver creato il linguaggio di movimento corporeo chiamato “Gaga”. 
Presenting Princess Shaw, di Ido Haar, è invece la storia di Samantha Montgomery, cantautrice americana dal passato difficile, dotata di una splendida voce e di un enorme talento compositivo. 

Due i film che affrontano tematiche gay, dalla commedia tutta colori e musica di Cupcakes, di Eytan Fox, definito “l’Almodovar israeliano” a Barash, opera prima di Michal Vinick, già presentato in centinaia di festival in tutto il mondo. 
Quindi, Tikkun, di Avishai Sivan, film vincitore del Primo Premio al Festival di Gerusalemme e del Premio Speciale della Giuria a Locarno, la vita di un giovane ultra-ortodosso sconvolta da un incidente automobilistico. 

In questa sezione saranno presenti anche documentari come Never turn your back on Sparks, di Pini Schatz, che sarà presente alla proiezione e che, in chiave di commedia musicale, racconta gli Sparks, gruppo pop americano. Altro documentario, Twilight of life, di Sylvain Biegeleisen, che racconta, con l’ausilio del bianco e nero e delle canzoni di Jacques Brel, la madre 95enne del regista.
La sezione Percorsi ebraici presenta una variegata e ricca selezione di film, due dei quali raccontano la Shoah con un nuovo stile e approccio. A partire da Il labirinto del silenzio, di Giulio Ricciarelli, che racconta, la progressiva presa di coscienza nella società tedesca dei crimini nazisti. 
Altro film di punta della sezione e del festival, Un appuntamento per la sposa, scritto e diretto da Rama Burshtein, già regista dello splendido La sposa promessa, incentrato sulla storia di una donna religiosa.
E poi ancora il figlio di Saul, di Làszlò Nemes Premio Oscar 2016 come Miglior Film Straniero, che ritrae l’inferno nazista di Auschwitz tramite l’esperienza soggettiva del protagonista, un ebreo ungherese reclutato come sonderkommando.
Due i documentari della sezione. Il primo, in anteprima romana, Il Ghetto di Venezia – 500 anni di vita, di Emanuela Giordano, che sarà presente al festival. Il film ripercorre, anche grazie a inserti di ricostruzione storica realizzati in animazione, le vicende del ghetto più antico d’Europa, ricorrendo inoltre ai ricordi e alle testimonianze di “testimoni eccellenti”, tra cui Amos Luzzatto e Riccardo Calimani. 

Quindi, Hummus! The movie, di Oren Rosenfeld, che non solo racconta la preparazione della famosa salsa mediorientale, ma che sottolinea quanto questo piatto possa unire le varie religioni dell’area, dall’ebraismo al cristianesimo all’islam. 

Infine, il cortometraggio The little dictator, di Nurith Cohn, vincitore del Gran Premio “nello Spirito della Fede” all’ultima edizione del Religion Today Film Festival di Trento, che attraverso umorismo e paradosso, affronta i temi della storia e della vita raccontando la situazione in cui si trova un grigio professore di Storia durante la festa di compleanno di una donna sopravvissuta alla Shoa.
L’Omaggio PKF di quest’anno è dedicato a Ronit Elkabetz, regista, sceneggiatrice e attrice, scomparsa nell’aprile del 2016. 
“Ronit – sottolineano i direttori artistici – ha scritto la storia del cinema israeliano degli ultimi vent’anni. Pluripremiata ai festival internazionali, assieme al fratello Shlomi, con cui ha diretto la Trilogia di Viviane, ha portato il cinema israeliano alla ribalta. Come attrice, memorabile il ruolo di protagonista nell’esordio alla regia di Eran Kolirin, La banda, che le valse il Premio Ophir, il massimo riconoscimento del cinema israeliano. A Ronit, va l’omaggio del PKF, che riattraverserà attraverso la Trilogia e la voce di Shlomi Elkabetz, la sua storia e il suo cinema”. Saranno proiettati, alla presenza del fratello e co-regista Shlomi, To take a wife, Seven days e Viviane.

Marco Di Porto

(15 novembre 2016)