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ELEZIONI E SOCIETA’ “Hitler a Manhattan”

anti-donald-trumpRoma. Dal suo bordo piscina a Beverly Hills, Cher ha twittato, precedendo Eva Longoria: “Come Trump, Hitler ha causato caos e paura”. Si è scaldato Spike Lee: “E’ come i nazisti e Mussolini”. Sir David Attenborough ha proposto una soluzione all’Hitler biondo: “Potremmo sparargli”. E allo show di Charlie Rose, il comico Louis C.K. ha sbottato: “E’ stato divertente per un po’, ma quel tizio è Hitler”. Sarebbe divertente, se il paragone Trump-Hitler non avesse infettato, portandoli alla pazzia, tutti i grandi media liberal. “Come Stalin e Hitler”, ha detto alla Cnn Dana Bash parlando del neo presidente americano. Su Msnbc Joe Scarborough: “La Germania non sembrava così nel 1933?”. Il New York Times ha pubblicato articoli come quello di Peter Baker: “L’ascesa di Trump è parte del fascismo globale”. E sulla pagina letteraria del Times Michiko Kakutani ha recensito il libro “Hitler: Ascent, 1889-1939” senza neppure velare troppo le allusioni a Trump. Il Washington Post ha pubblicato almeno dodici articoli sul nazismo di Trump: Danielle Allen (“ho trascorso la vita a domandarmi come ha fatto Hitler a prendere il potere in Germania e, guardando l’ascesa di Trump, ora capisco”), Robert Kagan (“il fascismo arriva in America”), Peter Ross Range (“la teoria politica che Trump condivide con Hitler”) e Richard Cohen (“il disprezzo hitleriano della verità di Trump”). Si è aggregata al coro una storica dell’Olocausto come Deborah Lipdstadt: “Alcune persone non erano d’accordo con l’antisemitismo di Hitler, ma lo hanno accettato perché avrebbe reso la Germania di nuovo grande”. La Nbc ha pubblicato un articolo dal titolo: “Il piano di Trump per i musulmani è simile a quello della Germania nazista” (i nazisti dell’Illinois hanno già allestito i lager). Al New Yorker, l’ottimo Adam Gopnik ha scritto: “Ovviamente Trump non è Hitler. Ma neanche Hitler era Hitler, fino a che non lo è diventato”. Sulla New York Review of Books, il grande storico della Shoah, Timothy Snyder, ha scritto: “Finora Trump può solo verbalmente abusare dei suoi avversari ai raduni, mentre gli oppositori di Putin sono assassinati”. Finora… Anche il venture capitalist della Silicon Valley, Sam Altman, ha paragonato Trump a Hitler. Come la ceo di Hewlett Packard, Meg Whitman. La reductio ad hitlerum è proseguita sui giornali dei campus. Come il Collegian, organo degli studenti della California State University, che ha messo Trump in copertina e “Sieg Heil”. O come “vivere la Germania nazista nell’America di Trump”. A Newsweek sono andati a intervistare la sorellastra di Anne Frank, Eva Schloss: “Trump è come Hitler”. Anche in Inghilterra è arrivata l’infezione. Sul Guardian, Emma Brockes ha scritto: “Bugiardo, pazzo, egomaniaco, demagogo, è quello che dissero del leader nazista prima della sua elezione. Ricorda qualcuno?”. Il Telegraph ha fatto un quiz: “Chi lo ha detto, Trump o Hitler?”. Scrittori come Stephen King, Junot Diaz e Dave Eggers hanno fatto appello al popolo: “La storia delle dittature è storia di manipolazioni e divisioni, demagogia e menzogne”. Molti di quelli che hanno gridato “Hitler” avevano promesso che sarebbero partiti in caso di vittoria trumpiana. Come Whoopi Goldberg (“forse è il momento di andarsene”), Samuel L. Jackson (“se quel figlio di puttana diventa presidente porterò il mio culo nero in Sudafrica”) e Lena Dunham (“conosco un bel posto a Vancouver e posso lavorare da lì”). Si affrettino però, perché le Schutzstaffel trumpiane saranno presto sguinzagliate nel quadrilatero che conta, l’Upper West Side.

Giulio Meotti, Il Foglio, 10 novembre 2016