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Tra le esperienze, che racconto sempre per dimostrare la laicità e l’apertura culturale di Israele a chi lo descrive come stato razzista, dove vige un regime d’apartheid c’è l’aver vissuto la fine del Ramadan a Tel Aviv. Un momento in cui gli israeliani musulmani (20% della popolazione) approfittano di una settimana di vacanza per fare la gita al mare. Un vero e proprio esodo turistico fatto di donne velate, che fanno il bagno vestite (magari accanto ad ebree ortodosse), e di grigliate su tutto il lungo mare. Una cosa che, se succedesse in una città italiana, Salvini avrebbe il 100%. Non, però, in Israele, dove, nonostante le enormi pressioni ambientali, c’è un’abitudine al multiculturalismo immensamente superiore all’Europa. È per questo che provo tristezza nell’annuncio del governo Netanyahu di voler proporre una legge che silenzi la voce dei muezzin, il cui canto ho avuto la possibilità di ascoltare per la prima volta proprio in Israele (da noi sono sostanzialmente banditi). Una mossa miope e propagandistica, che finisce col danneggiare l’immagine di Israele all’estero. Assai triste anche la motivazione del governo: “Bisogna tutelare i cittadini dal rumore”. Esattamente la stessa, miserabile, scusa dei populisti nostrani. Inutile tirare in ballo le campane delle Chiese cristiane e cose simili, tanto sappiamo tutti quale sia lo scopo di queste uscite.

Davide Assael, ricercatore

(23 novembre 2016)