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Qui Torino – La modernità del Talmud

talmud a torinoLe fonti del diritto ebraico tra storia e attualità. Questo il tema del convegno che si è tenuto nel pomeriggio di ieri nell’aula magna del Campus universitario Luigi Einaudi. Molti gli ospiti presenti al tavolo dei relatori, legati da un tema comune: il Talmud babilonese e la sua traduzione in lingua italiana. Un convegno denso di interventi organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza e dai referenti del Progetto Traduzione Talmud Babilonese, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Torino e della Comunità Ebraica.
A moderare l’incontro Bianca Gardella Tedeschi, docente di Diritto comparato dell’Università del Piemonte Orientale.
L’apertura dei lavori spetta a Ilaria Zuanazzi, coordinatrice del corso di Diritto comparato delle religioni, che sottolinea come il progetto di traduzione italiana di un testo come il Talmud sia dotato di una rilevanza allo stesso tempo scientifica e culturale, rilevanza che si spiega nel quadro delle funzioni didattico-scientifiche proprie dell’Università. A porgere i loro saluti anche il rettore dell’Università di Torino Gianmaria Ajani ed Elisa Mongiano, vicedirettrice del Dipartimento di Giurisprudenza.
A seguire, l’intervento di Ariel Di Porto, rabbino capo della Comunità ebraica di Torino, che definisce il Talmud fulcro della spiritualità e la rappresentazione più vivida dell’intelletto ebraico. È poi Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino, a prendere la parola , definendo il progetto di traduzione del Talmud “un’opera titanica, un’impresa che sembrava impossibile, ma che oggi è realtà grazie alla tenacia di coloro che sono a capo del progetto, Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma e Clelia Piperno, direttrice del progetto.
Gli ultimi saluti sono di Francesco Profumo, oggi in veste di Presidente della Compagnia di San Paolo, ma in realtà il suo legame con il progetto di traduzione del Talmud si lega alla sua passata presidenza del CNR prima e al suo ruolo di ministro poi, due incarichi che hanno permesso la realizzazione effettiva del progetto, nato in particolare dall’intesa tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il Collegio Rabbinico Italiano.
Si entra poi nel vivo del convegno e a prendere la parola è rav Riccardo Di Segni, che con il suo intervento porta il pubblico tra le pagine del testo talmudico, per comprendere da vicino come un testo che raccoglie tematiche e discussioni di diciotto o venti secoli fa, sia in realtà profondamente attuale.
La pagina di Talmud in questione (TB Rosh hashanà 25) ha come tema quello dell’organizzazione del calendario ebraico. Anticamente non c’era un calendario fisso e ci si basava sulla testimonianza . Il meccanismo di calendarizzazione era quindi in parte oggettivo e in parte discrezionale. Qualora un uomo vedeva comparire il primo spicchio di luna, questo era il segnale dell’inizio di un nuovo mese, una volta avvistata bisognava recarsi al tribunale che decideva se validare o meno la testimonianza. Un giorno accade che la luna viene avvistata e la testimonianza viene validata, ma il giorno seguente lo spicchio di luna non è più visibile. Come agire? L’avvistamento del giorno precedente risulta ancora valido? Questa particolare vicenda, oltre a decretare le modalità di proclamazione dell’inizio di ogni mese, affronta altre questioni che mettono in luce uno scontro ideologico: “Quali sono i margini della libertà interpretativa? È necessario porre un freno all’interpretazione individuale tramite un criterio oggettivo?” si chiede il Rav. “Unità come condizione per la continuità, dove si fa sempre più necessaria la presenza di una guida unificata”, spiega Di Segni, “dove poi i molti però si susseguono e la questione rimane aperta generando altre domande e spunti di riflessione. “Il Talmud sembra una conclusione, dice infine il Rav, “ ma in realtà è solo l’inizio”.
Dalla lezione di Talmud, si entra nel vivo del progetto. Il processo di traduzione , spiega Andrea Bozzi, Presidente del Comitato scientifico del progetto di traduzione del Talmud babilonese, si basa su un modello tecnologico utilizzato nell’applicazione web. Caratteristiche del modello, spiega Bozzi sono: la condivisione, intesa come lavoro collaborativo fra i membri di una stessa comunità; flessibilità che permette la fruibilità da parte di diverse comunità di ricercatori; “riusabilità”, intesa come riutilizzo o adattabilità dei componenti per altre applicazioni nel settore delle Digital Humanities; standardizzazione del software e infine la modularità, ossia un’architettura a componenti indipendenti interconnessi da interfacce. Cuore del sistema è la translation memory, sistema che memorizza tutte le porzioni di testo («stringhe») e relative traduzioni eseguite da tutti i traduttori. Una potenzialità latente del software risiede nella capacità di determinare relazioni tra concetti.
È poi Clelia Piperno a prendere la parola per mettere in luce le sfide del progetto di traduzione del Talmud babilonese. “Alla partenza eravamo una squadra composta da 12 traduttori 6 tecnologi e quella che avevamo davanti era una sfida che poggiava le basi nelle ceneri dei roghi”. Oggi siamo 80 persone a lavorare sul progetto e ciò che ci tiene unito è l’affidabilità reciproca. “Confido in un percorso e la pubblicazione del primo volume del Talmud rappresenta l’apertura di tale percorso”. “Il Talmud”- conclude – è complessità, è interpretazione continua, è dubbio, perché la migliore risposta a una domanda è un altra domanda”. Infine Corrado Martone, docente di Ebraismo presso l’Università di Torino, offre una riflessione sul rapporto tra il Talmud e la storia. Il Talmud va visto allo stesso tempo come un documento storico del passato e miniera inesauribile di conoscenza per lo studio a sua volta della Bibbia, del nuovo testamento e del cristianesimo primitivo.
A concludere il convegno Bianca Gardella Tedeschi, che individua nel Talmud una caratteristica unica: il suo potere aggregante, nel passato come nel presente. “Il Talmud continua ad essere un progetto aggregante, ha aggregato gli studiosi dopo la distruzione del Tempio, ha aggregato i suoi commentatori di ieri i traduttori di oggi. E ha aggregato tutti noi qui oggi pomeriggio”.

Alice Fubini

(7 dicembre 2016)