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Giulia Spizzichino (1926-2016)

Ha suscitato profonda commozione in tutta l’opinione pubblica la notizia della scomparsa di Giulia Spizzichino, la testimone che con le sue parole, il suo coraggio, il suo appassionato impegno personale riuscì a inchiodare il criminale nazista Erich Priebke alle sue responsabilità e a farlo estradare in Italia dall’Argentina, dove si era rifugiato da tempo e dove viveva indisturbato, per scontare la pena per il massacro compiuto alle Fosse Ardeatine.
Nata e cresciuta a Roma, Giulia sfugge al rastrellamento del 16 ottobre 1943 grazie al padre Cesare, che intuisce subito i segnali di pericolo con l’arrivo dei tedeschi in città e la famigerata richiesta dell’oro alla Comunità ebraica capitolina. Il 21 marzo del ’44, dopo mesi trascorsi in clandestinità, sfugge miracolosamente all’arresto, mentre nell’abitazione di fronte vengono catturati i nonni e numerosi altri familiari. Sette di loro finiranno tre giorni dopo alle Fosse Ardeatine, altri 19 invece saranno mandati ad Auschwitz.
Numerosi le reazioni di cordoglio alla triste notizia. “Il suo impegno determinato e determinante per far estradare il criminale nazista Erich Priebke in Italia, andando in Argentina, e generando così la partecipazione di un intero sistema che ne ha portato alla definitiva condanna, resterà per sempre esemplare” dichiara la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
“Ci lascia un’altra testimone della memoria, a noi spetta il compito di non dimenticare e ricordare alle nuove generazioni il suo esempio positivo” afferma la Presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello.
“Oggi ho un compito che non mi aspettavo, quello di testimoniare. Devo raccontare ciò che è stato, non può cadere tutto nell’oblio” ha scritto Spizzichino nella sua autobiografia La farfalla impazzita, pubblicata alcuni anni fa da Giuntina:
L’ultimo suo intervento, come racconta Paolo Brogi sul portale dell’ebraismo italiano www.moked.it, era avvenuto poco tempo fa alla scuola media Di Consiglio a Casette Rosse, un istituto che porta il nome dei suoi parenti trucidati, dove aveva commosso i suoi giovani ascoltatori lanciando anche un messaggio di tolleranza e solidarietà. “Non fatevi mai prendere dall’intolleranza, difendete la convivenza pacifica e l’incontro con gli altri” il messaggio testimoniato in quella circostanza e seguito da un lungo applauso della giovane platea.
I funerali di Giulia Spizzichino si svolgeranno nella giornata di mercoledì 14 dicembre. Il feretro passerà alle 10.15 davanti al Tempio Maggiore per arrivare alle 11 al Cimitero del Verano.
Sia il suo ricordo di benedizione

L’ultima testimonianza

Mercoledì 26 ottobre Giulia Spizzichino era andata a parlare ai ragazzi della scuola media Di Consiglio, a Casette Rosse, periferia romana sulla Tiburtina. È stata la sua ultima volta di fronte a dei ragazzi ed erano i giorni dell’intolleranza a Goro, contro gli immigrati.
L’ho accompagnata a quell’appuntamento che era stato preso da tempo per incontrare gli alunni di una scuola che porta il nome dei suoi parenti caduti alle Fosse Ardeatine, i sette Di Consiglio del ramo materno. Ventisei le vittime della Shoah nella sua famiglia. Alle pareti dell’aula i ragazzi delle terze avevano appeso i manifesti delle loro ricerche sulla Shoah e sulla storia di Giulia Spizzichino.
Ricordo le domande che le furono fatte su Erich Priebke, che Giulia era andata a stanare dal suo rifugio andino in quel paesino dall’aria alpina San Carlos de Bariloche. L’occasione ha permesso di ripercorrere le tappe accidentate di quella estradizione.
Con l’avvocato Marcello Gentili era andata a Bariloche, dove Priebke si era nascosto. L’Italia ne aveva poi chiesto l’estradizione, la rogatoria del ministro della giustizia il liberale Alfredo Biondi che era peraltro un avvocato, era sta però respinta dall’Argentina di Menem. L’Italia chiedeva di processare Priebke per omicidi. Richiesta respinta. Era stato allora un giornalista americano della Cbs, che aveva materialmente scovato Priebke nel suo rifugio, a suggerire di chiedere l’estradizione per aver leso i diritti umani, un crimine che non è prescrivibile.
Fu avanzata allora una seconda richiesta, ma forse la mossa più importante la fece lei quando si fece intervistare alla tv argentina per raccontare la sua storia. Avrebbero voluta farla comparire in studio con l’accusato, lei non accettò e si fece intervistare in uno studio separato.
Priebke fu allora estradato, poi fu processato e infine scandalosamente assolto. Un fatto gravissimo contrastato da una sommossa quella sera nelle strade intorno al Tribunale di Roma. Fu impostato allora un secondo processo e finalmente Priebke fu condannato.
I ragazzi di Casette Rosse pendevano quel giorno di fine ottobre dalle labbra di questa signora novantenne che ricordava tutto questo. E che poi alla fine li ha lasciati con un messaggio di tolleranza e di solidarietà, invocante in quelle ore di intolleranza contro gli immigrati. Un lungo applauso aveva concluso la mattinata, accompagnata anche da dei dolcetti che erano stati preparati con l’occasione.

Paolo Brogi

(13 dicembre 2016)