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Setirot – Costumi e libertà

jesurumMi è capitato altre volte di fare mia la preoccupazione di chi, in Israele, denuncia una involuzione nei costumi e nel complesso valoriale della società. Qui non c’entra la politica in senso stretto, non si discute – tanto per essere chiari – di conflitto con i palestinesi e/o di soluzioni dello stesso secondo percorsi alla due Stati per due popoli o Stato binazionale o annessione tout court o altro. Non si dibatte neppure sempre e soltanto tra haredìm, datiìm e chilonìm (ultraortodossi, religiosi e laici) come insegna il caso della protesta contro l’idea di limitare il rumore degli altoparlanti con cui i muezzin chiamano alla preghiera dalle moschee e che ha visto molti influenti rabbini schierarsi contro questa proposta. Altro scalpore con annessa disputa pubblica ha suscitato il recente disegno di legge secondo cui verrebbe proibita l’apertura dei negozi e qualsiasi attività commerciale di shabbat. Ultima in ordine di tempo arriva adesso la bufera sulla lunghezza delle gonne alla Knesset. Alcune assistenti parlamentari sono infatti state fermate all’ingresso e invitate a tornare al loro lavoro con abiti più lunghi. Non c’è bisogno di essere femministe per sentirsi offese da una simile imposizione, e così decine di assistenti – scrive il Jerusalem Post – si sono presentate il giorno successivo in minigonna. È pur vero che il dress code parlamentare esclude le minigonne ma senza quantificare la lunghezza considerata accettabile. Da qui il putiferio. Le guardie sono state invitate a essere più rigide e la protesta si è, come sempre accade, accesa fors’anche eccessivamente con slogan come «Volete il burqa? Questo non è il Parlamento iraniano!».
E così mi sento di porre a tutti noi le (mie) solite tre domande: dove vuole arrivare la destra nazionalista-religiosa?; e a che prezzo?; e perché noi che tanto ci riempiamo la bocca parlando di Israele non discutiamo mai (o quasi) di questi aspetti che certamente non sono irrilevanti anche dal punto di vista dell’influenza che hanno sulle posizioni e sulle divisioni dell’ebraismo diasporico?

Stefano Jesurum, giornalista

(15 dicembre 2016)