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pentimento…

E si dissero l’uno all’altro: tuttavia noi siamo colpevoli nei confronti di nostro fratello in quanto abbiamo visto il suo animo angosciato quando ci stava supplicando e non abbiamo dato ascolto. Questo è il motivo per cui ci è capitata addosso questa pena. Reuven rispose a loro e disse: Non vi avevo forse avvisato dicendo: non peccate contro il ragazzo; e voi non avete dato ascolto? (Bereshit 42, 21 – 22).
Sorge una domanda: come è possibile che proprio nel momento in cui i fratelli ammettono la loro colpa, si rendono conto di cosa hanno fatto e confessano, Reuven sente la necessità di infierire e dire: “io ve lo avevo detto!”…? Una simile affermazione può risultare meramente provocatoria a colui che se la sente rinfacciare… Ci aspetteremmo il contrario da parte di un fratello: sostegno e consolazione.
Tuttavia, forse Reuven aveva ragione: con questa sua affermazione provocatoria voleva aiutare i suoi fratelli a prendere veramente coscienza della propria responsabilità a prescindere dalle conseguenze.
Dalle parole dei fratelli infatti si intuisce che il loro pentimento non è completo, non è totalmente disinteressato: “Questo è il motivo per cui ci è capitata addosso questa pena”; “in quanto abbiamo visto il suo animo angosciato quando ci stava supplicando e non abbiamo dato ascolto”. Il pentimento dei fratelli quindi avviene meramente in conseguenza della “pena” inflitta loro, come conseguenza della loro libera scelta di vendere Yosef e sbarazzarsene. La loro Tshuvah non è completa, non è disinteressata, non è valida.
Reuven tenta quindi di far prendere consapevolezza ai fratelli della propria responsabilità e pentirsi a prescindere dalle circostanze. Reuven vuole sottolineare il fatto che la vera Tshuvah si può compiere soltanto attraverso una libera volontà di pentimento, non a seguito delle conseguenze; di una “pena” circostanziale. L’uomo è dotato di Libero Arbitrio e questo lo rende simile al Creatore. Così come l’errore è dettato dalla libera scelta di chi lo compie, così anche il pentimento per essere completo deve provenire da una piena consapevolezza e da una libera volontà di cambiare attraverso pensiero, parole e azioni.

Paolo Sciunnach, insegnante

(27 dicembre 2016)