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…parole

A che cosa serve la violenza verbale, la propaganda sfrenata dell’odio? Potremmo supporre che serva a preannunciare un’intenzione. Così Salvini avrebbe davvero intenzione di andare a cercare gli immigrati strada per strada, casa per casa, come facevano i nazisti con gli ebrei. E chissà poi, dopo gli immigrati, chi altro? Insomma, qualcosa di simile al Mein Kampf di Hitler. Ma siccome quest’ipotesi ci sembra, almeno per ora, irrealizzabile, possiamo pensare che faccia parte di un gioco politico, di un bisogno di farsi notare scandalizzando, di una volontà di prendere più voti alzando la voce e minacciando violenza. Sarà un calcolo giusto? Non so, o almeno non lo so più, fino a pochi mesi fa credevo di no ma ormai tutto mi sembra possibile, anche l’impossibile. Qualunque cosa sia, attenzione. Evocare violenza e odio ci abitua alla violenza e all’odio. La terza o la quarta volta che ascolteremo minacce del genere, ci sembreranno normali, possibili. Le parole sono pietre, anzi macigni. Non sottovalutiamole, non prendiamole sottogamba, a qualunque scopo siano rivolte.

Anna Foa, storica

(20 febbraio 2017)