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Si chiama Khâlid-i Baghdâdî ed è un noto pensatore sufista che scrisse e operò fra la fine del ‘700 e la prima parte dell’800. La tradizione Sufi nel mondo islamico è per analogia quello che in area occidentale passa sotto il nome di Misticismo: un approccio ai testi e alle dinamiche religiose legato più a un senso di interiorizzazione e di introspezione che non a una applicazione legalistica e in molti casi politica dei dettami della tradizione.
Da qualche tempo opera in Turchia una agenzia editoriale che si è posta l’obiettivo di diffondere il verbo di questo pensatore, traducendone le opere prima in lingua turca e ora, sempre di più, anche in lingue occidentali, fra le quali l’italiano. Il sito web hakikatkitabevi.net presenta alcune interessanti opere per lo più di impianto conversionistico, piuttosto aggressive almeno in apparenza. Fin qui niente di catastrofico: il mondo della piccola editoria estremistica è ricchissimo e spesso questi volumi non hanno alcuna effettiva circolazione e vengono coltivati solo in ristrette cerchie. Tuttavia la comparsa di uno di questi volumi (in più copie) in traduzione italiana e in distribuzione gratuita (!) all’aeroporto Marco Polo di Venezia suscita qualche apprensione e giustificato allarme. Il testo in questione è intitolato “Ȋmân e Islâm”, e sembra più che giustificato il sospetto che più che di un testo della tradizione Sufi, siamo qui in presenza di un testo di propaganda islamista poco camuffato. Vi si legge fra l’altro: “Musulmani animati da cattive intenzioni, comunisti, massoni, missionari cristiani, wahhabiti al soldo delle potenze straniere ed ebrei sionisti hanno tutti ingaggiato una lotta senza quartiere per ingannare e corrompere quei musulmani che si mantengono nell’ignoranza. (…) Per salvarsi dalla Gehenna il miscredente (kâfir), tanto chi appartiene alle Genti del Libro (cristiani ed ebrei ndr) che chi non vi appartiene, deve riconoscere per veri gli articoli di fede dell’Islam e pronunciare la professione di fede.” Si tratta di un testo didascalico, molto aggressivo verso tutte quelle correnti islamiche che non si adeguano alla versione proposta dall’autore, ma non è questo il punto; a noi sembra interessante, da osservatori delle dinamiche potenzialmente antiebraiche, che un testo del genere venga proposto gratuitamente in lingua italiana. A chi è diretto? Chi lo finanzia? Perché distribuirlo in forma gratuita in un grande aeroporto internazionale? Chi lo leggerà e come può venire irretito, da lettore, in una retorica aggressiva che pone come punti di riferimento elementi culturali e religiosi generalmente lontani dall’universo immaginifico di un italiano? La Fondazione CDEC è impegnata, fra l’altro nell’esame di questo come di altri prodotti di un sottobosco propagandistico che sta cambiando la pelle dell’antisemitismo contemporaneo, pur mantenendosi saldo nei suoi elementi costitutivi.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore Fondazione CDEC

(24 marzo 2017)