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…europeismo

Perché noi ebrei d’Europa non possiamo non dirci europeisti: perché l’Europa è stato il progetto di antifascisti costretti al carcere e al confino, uomini come Spinelli e Colorni, che volevano trasformare ed unire il nostro continente e porre fine alle guerre e agli stermini. Perché l’Europa si è costruita lentamente come realtà in settant’anni di pace, sia pur relativa, e di sforzi di integrazione fra i suoi cittadini, un obiettivo a cui l’ebraismo della diaspora non può certo dirsi indifferente. Perché, nonostante i suoi difetti, le sue carenze, i suoi limiti, le sue crisi, a cui alludeva ieri David Bidussa, Europa vuol dire un continente senza confini e senza nazionalismi. E noi ebrei conosciamo bene come i confini hanno impedito ai nostri padri di trovare salvezza e i nazionalismi che li hanno spinti nei campi e nei forni. Perché contro l’Europa si schierano oggi i populismi di ogni paese, populismi simili a quello che ha rappresentato la forza del totalitarismo hitleriano e dei fascismi europei. I nostri carnefici. Per questo, in un progetto di ricreare, reinventare l’Europa, gli ebrei devono tornare ad essere parte integrante ed essenziale, rifiutare le lusinghe identitarie che si alleano ai nazionalismi e restare saldi nei paesi di cui sono cittadini da secoli, partecipando del loro processo di rinnovamento e trasformazione.

Anna Foa, storica

(27 marzo 2017)