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incompleti…

All’inizio della Parashà, elencando i figli di Aharòn, la Torah ricorda che i primi due sono morti “offrendo un fuoco estraneo al cospetto del Signore, e non avevano figli”. Un aspetto particolare di questo versetto è che non è detto che “Nadàv e Avihù morirono”, bensì “morì”, al singolare.
I Maestri sottolineano che origine della loro colpa era il fatto che non avessero figli: se li avessero avuti, non avrebbero commesso l’errore di valutazione che li ha portati a commettere il loro errore fatale. Non solo: ma il fatto che non fossero sposati e non avessero figli faceva di loro delle persone incomplete, quasi che ognuno di loro fosse “mezzo uomo”, e ciò spiega perché, pur essendo morti in due, il verbo è al singolare.

Elia Richetti, rabbino

(25 maggio 2017)