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prospettive…

Riferendo il loro incontro con i giganti, gli esploratori dicono di essersi sentiti come cavallette in loro presenza, “e così eravamo ai loro occhi”. I Maestri si domandano come facessero gli esploratori a sapere come fossero considerati dai giganti. Rashì riporta una spiegazione midrashica, secondo la quale essi avevano sentito i giganti dirsi l’un l’altro: “Nelle vigne ci sono delle formiche in forma umana”.
C’è però un problema: la Torà parla di cavallette, non di formiche. Perché il midràsh cambia?
Nel “Qedushàth Levì” c’è una spiegazione: mentre agli occhi della gente noi siamo come cavallette, perché “abbiamo invaso” la terra altrui, di fatto chi ci osserva attentamente sa che siamo piuttosto delle formiche, che non si appropriano di ciò che non è loro. Secondo quest’ottica, dunque, i cananei sapevano benissimo che quella terra era nostra.

Elia Richetti, rabbino

(15 giugno 2017)