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…religioni

A Bologna nei giorni scorsi si è dibattuto nel corso di un importante evento della European Academy of Religion del ruolo che le religioni si trovano a interpretare nei diversi mondi che popoliamo. Date per morte di fronte al trionfante secolarismo, tramontate a fronte dell’ipotetica morte di Dio, sepolte dall’ignavia delle gerarchie ecclesiastiche, le religioni tuttavia rimangono costantemente agli onori della cronaca. Vuoi perché strumentalizzate da falsi profeti, vuoi perché organizzate in strutture fortemente radicate nel sociale, oppure perché portatrici (alcune) di idee e valori antichi ma oggi particolarmente rivoluzionari, che sono riusciti a far presa là dove le ideologie del Novecento hanno fatto naufragio.
Mi sono permesso di far notare che se questo è vero, se le religioni cioè stanno assumendo un ruolo importante nelle nostre società, sarà il caso di riformare i piani didattici delle nostre scuole e iniziare a pensare a percorsi formativi adeguati. Di sicuro manca una conoscenza diffusa anche solamente generica delle principali correnti religiose e della loro storia. Ma manca anche un’istruzione adeguata su quell’immenso prodotto letterario/religioso che è la Bibbia. Su di lei, sui suoi linguaggi, si è conformato l’immaginario del mondo occidentale. Senza una conoscenza della storia della Bibbia, delle storie nella Bibbia, e delle sue strutture fondamentali (patriarchi e matriarche, profeti, leggi, conflitti fra monoteismo e idolatria, lotta fra bene e male ecc.) le future generazioni non solo saranno più povere, ma non avranno gli strumenti per leggere e comprendere gran parte della cultura europea. Non potranno capire la Divina Commedia, non capiranno nulla della struttura di una basilica né dei dipinti che contiene, guarderanno l’arco di Tito senza comprenderne il significato, pronunceranno la parola profeta senza capire la differenza fra Isaia e Steve Jobs (con tutto il rispetto per quest’ultimo). Né capiranno le strumentalizzazioni politiche che oggi minacciano una religione complessa e articolata come quella islamica. Riuscire a pensare a un approccio didattico non fideistico né dottrinario alle religioni sembra insomma una priorità di cui è necessario farsi carico, anche come strumento decisivo per sconfiggere con la conoscenza la minaccia violenta dei fondamentalismi.

Gadi Luzzatto Voghera

(23 giugno 2017)