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Oltremare – Cioccolata

fubiniDurante la lunga estate israeliana, che inizia a fine maggio e finisce dopo le Feste ebraiche dell’autunno, fa un tale caldo e, almeno a Tel Aviv, un tale umido, che gli umani tendono a nutrirsi di cose fredde, in particolare insalate e frutta. I più civilizzati arrivano al gelato ma ben pochi fra i locali sanno distinguere fra gelato italiano e altre meno fortunate versioni, piene di coloranti e altre cose che non vogliamo veramente sapere. Fino a pochi anni fa, la cioccolata era considerata qui un alimento invernale. Probabilmente per giuste ragioni di conservazione, scompariva dai supermercati quando l’estate era al picco per ricomparire un paio di settimane prima delle Feste, perché si sa, in quell’epoca dell’anno gli israeliani ritornano erranti, e vagano per tutto il paese senza posa per cene di famiglia, e un pacchetto di cioccolatini è sempre gradito. Ma anche durante i mesi caldi, c’è sempre cioccolata disponibile se si lavora in un qualunque ufficio, e la ragione è che ogni israeliano che va all’estero per qualunque periodo di tempo, dal weekend per “prendere aria” (un classico qui), alle ferie, a tre mesi di aggiornamento, al ritorno ha l’imperativo morale di portare ai colleghi della cioccolata. La cosa ha un tale volume di mercato che ci sarebbe da domandarsi se non sia incoraggiata sottobanco dalle maggiori compagnie produttrici, e nello specifico quelle che hanno una rivendita negli aeroporti di tutto il mondo. E mentre decido se informare l’anti-trust, posso fare il conto di tutti i luoghi del mondo dai quali ho mangiato cioccolata senza mai averci messo piede: Francia, Svizzera, Italia, Polonia, Russia, Belgio, Georgia, Spagna, Messico, Croazia; ma il conto è lungo, siamo solo a metà agosto e il grosso delle partenze e dei rientri deve ancora avvenire.

Daniela Fubini, Tel Aviv

(14 agosto 2017)