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Pagine Ebraiche agosto 2017
Sendak, l’attesa per il libro segreto

Si intitola Presto and Zesto in Limboland l’inedito di Maurice Sendak da poco ritrovato da Lynn Caponera, presidente della Fondazione intitolata a quello che è considerato un vero e proprio “mostro sacro” della letteratura per l’infanzia, noto soprattutto per Where the Wild Things Are, pubblicato nel 1963 e tradotto in italiano come Nel paese dei mostri selvaggi. Il titolo del libro ritrovato, la cui uscita è prevista per il prossimo anno, ha origine dai soprannomi che si erano dati i due autori, Sendak e Arthur Yorinks. Avevano già lavorato insieme a The Miami Giant, uscito nel 1995 e a Mommy?, del 2006: “Presto” era il soprannome che Sendak aveva appioppato a Yorinks una volta che era arrivato prima del previsto, e in cambio era stato rinominato “Zesto”.
Contestato per il suo approccio rivoluzionario alla narrativa per ragazzi, Sendak ha messo nelle sue pagine ciò che gli altri avevano escluso, cosa che gli attirò molto critiche. “Un libro da non mettere in mano a bambini sensibili che potrebbero esserne negativamente influenzati” fu una delle opinioni più moderate all’uscita di Where the Wild Things Are. Un inizio contrastato per un testo ora considerato fondamentale cui DafDaf, il giornale ebraico dei bambini ha dedicato nel 2015 un numero speciale, firmato da Anna Castagnoli. Altri suoi volumi furono in seguito tolti dagli scaffali perché considerati troppo spaventosi e inquietanti per i bambini, e In the Night Kitchen, del 1970, fu sottoposto a censura.
Anche per Michael di Capua, per lungo tempo editore di Sendak, il ritrovamento del manoscritto, completo e anche già totalmente illustrato è una enorme sorpresa. Le illustrazioni sono in realtà precedenti: nel 1990 Sendak aveva lavorato a una produzione della London Symphony Orchestra dedicata a Rikadla, un’opera del 1927 del compositore ceco Leoš Janáček. Rime surreali trasformate in un’opera musicale per cui aveva creato 10 tavole che una decina di anni più tardi Sendak aveva mostrato nuovamente a Yorinks, che ricorda quel pomeriggio come una giornata di risate e divertimento, fino a quando, a furia di scherzi e battute, era nata una storia. Così, in omaggio alla loro amicizia, avevano deciso di intitolarla Presto and Zesto in Limboland, ma il lavoro sul testo venne poi rallentato dalla concentrazione e dal tempo dedicato da Sendak a Brundibar, uscito nel 2003 e ispirato all’operina più volte rappresentata a Theresienstadt, il “campo modello” nazista. Il nuovo testo uscirà nell’autunno del 2018 ed è la storia di un’amicizia e di un mondo divenuto sconcertante, difficile da comprendere.
Il ritrovamento del libro è una notizia sia per la sua casualità che per la storia di un autore a lungo considerato scomodo e che non ha fatto mai mistero di come le sue esperienze personali abbiano influenzato il suo lavoro. Nato nel 1928 a Brooklyn da una coppia di immigrati ebrei polacchi, Sendak non ha avuto un’infanzia serena e la sua famiglia gli ha fornito in abbondanza materiale per quella che sarebbe diventata la sua professione. Molti dei suoi libri hanno un inizio brutale, con due temi ricorrenti: i bambini abbandonati e la perdita dei genitori. “È quello di cui ho sempre scritto. Da bambino pensavo continuamente alla morte. Ma non è una cosa che puoi raccontare ai tuoi genitori, no?”
In un’intervista del ’93 aveva dichiarato: “Gli adulti hanno un bisogno disperato di sentirsi al sicuro, e proiettano questa loro necessità sui bambini. Ma quello che nessuno di noi sembra realizzare è quanto i bambini siano in gamba. A loro non piace quello che scriviamo ‘per i bambini’, quello che prepariamo apposta per loro, perché si tratta di cose insulse mentre loro cercano cose forti, concetti difficili, vogliono confrontarsi con qualcosa da cui possano imparare, non racconti didattici, vogliono racconti appassionati”.

Ada Treves, Pagine Ebraiche agosto 2017

(22 agosto 2017)