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…ipocrisie

Dopo l’ennesimo episodio di cori razzisti partiti dalla curva dei supporter dell’Hellas Verona all’indirizzo dei giocatori del Napoli (chiamati “scimmie”), la società proprietaria di quella squadra ha diramato un comunicato stampa che è un capolavoro di retorica e cerchiobottismo, nella speranza di non dover subire sanzioni disciplinari (chiusura della curva): “Nel caso venissero reiterati tali comportamenti, dai quali ci dissociamo – si legge nel comunicato – sin dalla prossima partita a Crotone si rischiano provvedimenti ancor più drastici quali la chiusura di alcuni settori del ‘Bentegodi’, conseguenze che andrebbero non solo a danneggiare ulteriormente la Società bensì anche la squadra, che verrebbe privata di un elemento fondamentale come i propri tifosi.” Va senz’altro ricordato ai dirigenti del club che quest’estate durante la festa dei tifosi della Curva sud sono echeggiati cori di questo tipo: “È una squadra fatta a svastica/ che bello è/ arena Rudolf Hess”, e urla di ringraziamento e incitamento a Adolf Hitler (La Stampa). In quell’occasione non si sono letti comunicati stampa. Non bastano – ci pare – le parole che invitano i sostenitori a “mantenere un comportamento volto al caloroso incitamento della nostra squadra, tifo che per caratteristiche ed attaccamento lo rende unico nel panorama calcistico”. Verona di certo non è l’unico stadio in cui viene lasciato spazio alle intemperanze politico-nostalgiche di consistenti frange di pubblico. Dal punto di vista sociologico è noto che lo stadio in sé è considerato un salutare “sfogatoio”: qui si consentono comportamenti estremi (anche sul piano politico) per evitare che diventino presenti e visibili nel paese reale. Ma anche se si volesse guardare con occhio tollerante e benevolo a queste che in fondo sono solo espressioni verbali esagitate e disperate di un passato duramente sconfitto dalla storia, resta la preoccupazione di leggere prese di posizione di alcune dirigenze societarie che sembrano assumere atteggiamenti poco decisi (per non dire pavidi) verso i gruppi ultras più agitati. Il sospetto è che non venga percepita in maniera sufficientemente responsabile la pericolosità sociale di queste manifestazioni, che mettono realmente a rischio la convivenza civile e, fra l’altro, impediscono ai più di godersi in santa pace una partita di pallone.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore Cdec

(25 agosto 2017)