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Noemi Di Segni: “Diaspora ebraica,
un modello di integrazione attuale”

È con grande emozione che inauguriamo la diciottesima Giornata Europea della Cultura Ebraica in Italia, qui in Sicilia – in un percorso che vedrà diverse città e località. A Palermo nella prestigiosa e simbolica cornice di Palazzo Steri, per secoli sede dell’Inquisizione, sinonimo di oscurantismo e di oppressione, oggi luogo che illumina una cultura millenaria. A Catania, nel Palazzo degli Elefanti, sede del Comune. Grazie per questa accoglienza.
Anzitutto un ringraziamento alle numerose Istituzioni che sostengono questa Giornata condividendo l’importanza – direi vitale – di far conoscere il patrimonio culturale ebraico diffuso nella nostra penisola. 22 secoli di storia vissuta ed ininterrotta. Storia dell’Italia. Artisti, Scrittori, Architetti, Scienziati, premi Nobel, imprenditori, sindaci e giuristi, rabbini e soprattutto cittadini. Secoli di studio e contributo alla scienza, alla sapienza e al pensiero ebraico, alla mistica e alla Cabalà. Un apporto culturale importante, che noi ebrei italiani siamo felici di far conoscere e valorizzare con iniziative come questa che rappresentano un inno alla vita.
Perché la cultura? Citando una celebre battuta di Albert Einstein: “È più facile dividere un atomo, che spezzare un pregiudizio.” Proprio per questo nasce la Giornata europea della cultura ebraica: per contrastare antisemitismo, razzismo, vecchi e nuovi stereotipi, con lo strumento più importante che abbiamo: la CULTURA.
La Cultura, in tutte le sue espressioni, è ciò di cui il Paese necessita oggi, quale motore indispensabile per lo sviluppo e per un futuro di vero progresso, anche economico. Permettetemi di dire: E’ l’unica vera arma nucleare che il mondo possiede.

Illustri Autorità, cari amici,
Oggi in ottantatré luoghi diffusi in tutta l’Italia, prende vita ancora una volta la Giornata Europea della Cultura Ebraica, alla quale aderiscono trentacinque Paesi europei.
Eventi che vedranno la partecipazione di migliaia di persone, in località grandi e piccole, coordinati dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, realizzati dalle ventuno Comunità ebraiche con l’appassionato supporto di Comuni, Enti e Associazioni locali, che desidero ringraziare sentitamente per lo straordinario impegno nel portare avanti, anno dopo anno, questa vivace e gioiosa manifestazione. Quest’anno, al centro di questa diciottesima edizione abbiamo posto la Sicilia, con eventi in cinque località (Palermo, Catania, Agira , Camarina e Siracusa). Una Sicilia che come noi vive ogni giorno guardando al futuro traendo forza dal suo antico passato e dove la rinascita della cultura ebraica, dopo secoli di silenzio, è un rinascimento per la Regione intera.

Il tema dell’edizione 2017, è un tema esistenziale. Chi si è nel luogo in cui si vive. Tema di storia millenaria e di pressante attualità, di collettività e di individui: “Diaspora. Identità e dialogo”, a richiamare un fenomeno che ha profondamente segnato la storia ebraica.

Costretto lontano dalla propria Terra a seguito delle distruzioni del primo e del secondo Tempio, deportato e disperso, il popolo ebraico ha sempre continuato a guardare alla Terra d’Israele e a Gerusalemme. In ebraico, la Diaspora, è chiamata “galuth”, “esilio”: l’esito di un distacco violento. Uno stato prolungato e obbligato di lontananza dalla propria patria, ulteriormente accentuato con la cacciata dalla Spagna e dai suoi domini – tra cui la Sicilia – sul finire del XV secolo, e con gli ulteriori, diversi esili anche del 900’ che hanno costretto gli ebrei a fuggire periodicamente da Paesi e aree geografiche.

La vera domanda è allora come abbia fatto il popolo ebraico a sopravvivere nei millenni? Ci interroghiamo oggi sul senso profondo di questo travagliato processo storico.
La risposta certo non facile a questa apparentemente semplice domanda è riposta proprio nel concetto di cultura ebraica e passa attraverso alcuni punti cardinali:
il sacro valore della vita
la bibbia, le tradizioni e lo studio
la sinagoga, luogo di raduno
la comunità
Nella condizione diasporica, gli ebrei, con resilienza, hanno vissuto e convissuto con gli Altri, adeguandosi a nuove geografie esistenziali. Portando con sé, secolo dopo secolo, un bagaglio di saperi ed esperienze formatisi in più luoghi, e anticipando così la condizione moderna – quella di un’umanità sempre più aperta e unita dal conoscenze e regole comuni, minacciata da chi li nega.

La vita nei secoli e secoli di diaspora, anche nei luoghi più remoti, è sempre stata caratterizzata da uno sguardo verso Israele, come luogo fisico del distacco ancestrale, ma anche ideale, in un fecondo e profondo rapporto, alla base di un continuo, incessante scambio che racchiude le complessità della condizione ebraica. Voler tornare alla terra dei padri e poter tornare in Israele, sono cardini di importanti correnti maturate nei secoli. Una vita ebraica che si è affermata e preservata intorno a un insieme fondativo di regole e valori derivanti da un Libro, la Torah e le scritture che da questa si sono successivamente derivate – la Mishnà, il Talmud, il pensiero rabbinico. Le scritture ci ricordano costantemente Erez Israel, la fede in un dio, di essere sopravvissuti a chi ha provato a sterminarci, di fare parte di un popolo. Se la diaspora presuppone un distacco, violento e subito, l’integrazione nel nuovo luogo presuppone determinazione, studio, disponibilità ed accettazione degli altri ma sempre ricordando di essere se stessi.
La Sinagoga – cosiddetta Mikdash meat – una riduzione in miniatura del grande Tempio di Gerusalemme, dove poter idealmente rimettere piede ogni giorno. Luogo di preghiera e di aggregazione nel quale custodire i sacri rotoli della torà.
Qui a Palermo e in tutta la Sicilia vi erano numerose comunità ebraiche e sinagoghe.
Sul finire del XV secolo, furono costretti alla fuga dalla Sicilia per volontà dei regnanti spagnoli.
Nel gennaio scorso abbiamo accolto con gratitudine e commozione la concessione agli ebrei siciliani dell’utilizzo, da parte della locale Diocesi, dell’ex Oratorio di Santa Maria del Sabato, al fine di potervi fare rinascere una Sinagoga.
La prima, in Sicilia, dopo oltre 500 anni.

In questa occasione, desidero nuovamente rivolgere all’Arcivescovo Monsignor Corrado Lorefice i più calorosi e sentiti ringraziamenti, unitamente alla rappresentante degli ebrei palermitani Evelyne Aouate, alla Presidente Lydia Schapirer della Comunità Ebraica di Napoli, alla quale la sezione palermitana fa riferimento, e a tutti coloro che si sono adoperati affinché il progetto potesse prendere vita e andare a buon fine.

A Catania- splendida città affacciata sul mare, in cui è attestata una presenza ebraica sin dall’epoca romana, per secoli parte integrante del tessuto cittadino, e la cui affascinante “judeca” è visitata oggi da turisti e oggetto di studi storici, gli ebrei, alla fine del xv° secolo, dovettero andare via, come dal resto della Sicilia.
Un sentito ringraziamento al Sindaco Enzo Bianco, per il contributo e il supporto alla realizzazione delle iniziative di questi giorni. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane intende contribuire a valorizzare la storia e la vita ebraica in Sicilia, e delle sue città, assieme ad Israele e con la forza di solide relazioni tra le due sponde del mediterraneo.

Vorrei sottolineare anche l’elemento istituzionale: La Comunità. Come nucleo aggregante con le sue figure tipiche: il rabbino, il parnas, il consiglio, i comitati, ha avuto nelle diaspore la funzione di mantenere assieme gli individui, sviluppando in un nuovo circuito le tradizioni preziosamente trasmigrate. Una funzione essenziale quella delle Comunità, riconosciute, disconosciute, integrate o minacciate, a vario modo nei diversi territori dai diversi regimi. Ricordiamo quest’anno il trentesimo anno dalla firma dell’intesa con lo Stato italiano e l’affermazione dei diritti degli ebrei non solo come individui ma anche nelle loro aggregazioni comunitarie e nelle rappresentanze istituzionali. Un esempio forse unico nell’Europa tutta sul quale riflettere seriamente.

Ha scritto il grande storico Yosef Hayim Yerushalmi: “in definitiva, ciò che faceva sentire gli ebrei ‘a casa’ nella galuth era la ‘giudaizzazione dell’esilio’ […] La perdita del Santuario e dell’indipendenza politica in Terra di Israele, pur mai dimenticata, fu controbilanciata da istituzioni surrogate: al posto del Tempio, la sinagoga, al posto della sovranità, l’autonomia comunale, talvolta sovracomunale, al posto della Terra, il quartiere o la strada ebraica – judería, juiverie, Judengasse (nds – in questa terra la judecca) – un microcosmo ebraico dove ci si poteva sentire ebraicamente ‘a casa’“.

Secoli di diaspora che hanno visto il popolo ebraico vivere e maturare nuove tradizioni, ma anche secoli di grande buio e tormento. Persecuzioni, Inquisizione, Pogrom, antisemitismo, odio razziale, villaggi bruciati, libri bruciati, persone bruciate e comunità annientate. Ma noi siamo qui oggi a celebrare la cultura ebraica con la quale siamo riusciti a superare anche questo buio.
Qui a Palermo, in questo luogo una volta adibito alla tortura, a distanza da quelle terribili persecuzioni, è dunque emozionante, e simbolicamente importante, poter essere qui, tutti insieme, cittadini di una società democratica, pluralista ed egalitaria, ad affermare il valore del dialogo e della pacifica convivenza nella diversità, a ricordare l’importanza della storia ebraica in Sicilia e nel Meridione d’Italia, e a festeggiare insieme la rinascita di una comunità ebraica a Palermo, vivace e salda nella sua cultura e nei suoi valori.

Pensando alle tante migrazioni degli ebrei nella Storia, alla nostra resilienza, e guardando l’orizzonte di questo mare è doveroso oggi interrogarci su uno dei fenomeni che più tormentano la nostra realtà: la fuga di centinaia di migliaia di persone da Africa e Medio Oriente, da guerre, fame e persecuzioni. Tutti i giorni leggiamo storie di uomini e donne che fuggono attraverso deserti e mari, vittime di violenze e di insostenibili.
La tematica della Diaspora, sollecitata dalla Giornata Europea della Cultura Ebraica, è dunque oggi anche la tematica dell’integrazione di queste persone, e del dovere che abbiamo, come individui e collettività, di venire incontro a chi ci chiede aiuto, con il fondamentale supporto delle Istituzioni nazionali, europee e internazionali dalle quali ci si aspetta di volere e saper gestire un fenomeno complesso e drammatico. Fenomeno che non può restare nel solo alveo dell’umanitaria benevolenza o al contrario terra di strumentalizzazioni per nuovi predicatori dell’odio. Può e deve essere gestito. Con determinazione e con l’Europa tutta. Con un impegno quotidiano di un’integrazione culturale, da parte nostra e anche da parte di chi decide di rimanere nella nostra terra e di vivere in questo Paese. Integrazione non vuol dire assimilazione o perdita della propria identità ma significa relazionarsi con la cultura, le leggi e le regole del Paese che prima ci ospita e poi ci accoglie come nuovi cittadini.

Siamo ingenuamente convinti che l’Inquisizione sia un capitolo del libro di storia. Così non è. Ve ne sono anche oggi in alcune parti non affatto distanti dall’Italia. Queste generano nuove diaspore ed è nostro dovere intervenire e sostenere. Non restare inerti, non guardare solo al nostro confine, solo apparentemente ancora sicuro.
Le Comunità ebraiche italiane, stratificate negli anni con l’arrivo anche di ebrei dai diversi Paesi Arabi, possiamo dare, sulla base della nostra esperienza il nostro contributo.

Molti gli ebrei italiani che nella loro vita in Diaspora, hanno dato un contributo importante al Paese: dai premi Nobel Rita Levi Montalcini, Salvador Luria e Franco Modigliani agli scrittori e poeti Italo Svevo, Umberto Saba, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Giorgio Bassani, Elsa Morante, solo per citare alcuni dei nomi più noti; da personalità come Ernesto Nathan, forse il miglior sindaco di Roma che la storia ricordi, ai protagonisti dell’antifascismo Nello e Carlo Rosselli, a Vittorio Foa e Umberto Terracini, tra i padri fondatori della patria; da grandi artisti come Amedeo Modigliani o Emanuele “Lele” Luzzati, a maestri del pensiero ebraico, come i Rabbini Shadal e Ramchal, o in tempi più recenti Elio Toaff, che prima di ricoprire per cinquant’anni la carica di Rabbino Capo di Roma fu partigiano e attivo antifascista (ma l’elenco dei rabbini italiani che hanno lasciato il segno nella cultura ebraica potrebbe continuare a lungo); e ancora, lo scrittore e pittore Carlo Levi, i “ragazzi di via Panisperna” Bruno Pontecorvo e Emilio Segrè, anch’egli premio Nobel, e Vito Volterra, antifascista, matematico e fisico di fama internazionale. E come non ricordare i tanti eroi ignoti, di fede ebraica, che parteciparono al Risorgimento e alla prima guerra mondiale, i cui nomi sono scritti per sempre tra gli eroi della patria?

Un esempio di integrazione, sentendosi italiani e concorrendo alla costruzione e ricostruzione del Paese, con i nostri saperi, preservando al contempo antiche tradizioni, fieri di portarle dentro di noi ovunque andiamo, felici di poterle oggi condividere con tutti voi.

Noemi Di Segni – Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane
(nell’immagine con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando)

זה קורה
מילים: שמוליק קראוס
“זה קורה
שהדרך מתמשכת
זה קורה
יש ללכת, ללכת.

שום דבר לא ידוע
לא שנה, לא שבוע
יש לנוע, לנוע
ולחשוב שהייתי יכול
לחזור על הכל
אבל בן אדם
זה קורה.

זה קרה
שהדרך התמשכה לי
זה קרה
לא ידעתי איך זה בא לי.

שום דבר לא ידוע
לא שנה, לא שבוע
יש לנוע לנוע
ולחשוב שהייתי יכול
לחזור על הכל
אבל בן אדם
זה קרה.

זה יקרה
ואולי בסוף הדרך
שנראה,
כי הדרך מתמשכת.