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A proposito della legge Fiano: possiamo considerare il saluto romano come la libera espressione di un’opinione?
Nel novembre 1925, nel clima di fascistizzazione dello Stato imposto dal fascismo dopo l’assassinio di Matteotti, veniva introdotto in tutte le amministrazioni l’obbligo del saluto romano. Da quel momento in poi, stringersi la mano sarebbe stato visto come un segno di scarso spirito fascista se non addirittura di antifascismo, con tutte le conseguenze del caso. Nel 1927, si cercò di imporre il saluto fascista nell’isola di Favignana durante gli appelli ai confinati segregati nell’isola. I confinati reagirono rifiutando di obbedire all’imposizione e dopo alcuni giorni e molte violenze, l’imposizione fu lasciata cadere. Nel 1936, si tentò nuovamente di imporre l’uso del saluto fascista ai confinati di Tremiti e Ventotene. Anche qui i confinati rifiutarono l’imposizione, ne seguirono arresti e rinvii ai tribunali, i confinati furono spediti in catene ai tribunali di terraferma, ma alla fine l’obbligo non passò. Paradossalmente, i confinati furono alla fine gli unici a sfuggire, nell’Italia della dittatura, all’obbligo del saluto fascista.

Anna Foa, storica