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Kippur…

L’arrivo del digiuno di Yom Kippur è fonti di differenti reazioni e diverse azioni ebraiche.
C’è chi pregusta il fatto che dormirà tutto il giorno fino all’ora di Neilà, chi si prepara a fare da hazan in un tempio raccogliendo le energie per le lunghe ed impegnative tefilllot, c’è chi entra nel panico all’idea di dover digiunare, chi è già nel panico all’idea di dover trascorrere tutte quelle ore seduto in sinagoga, c’è chi va in ansia perché non sa da chi andare a prendere la berachà, c’è chi ha già annunciato ad amici non ebrei di non cercarlo per venticinque ore perché è arrivato, inesorabilmete, il Kippur, c’è chi, almeno qui in Israele, sta lucidando la sua bicicletta visto che non ci saranno auto in circolazione. Qualunque sia la reazione, l’azione, l’ansia o il panico dobbiamo ricordarci che Kippur è una occasione. La grande occasione del nostro anno ebraico. Kippur è il grande appuntamento per l’incontro con Dio, il grande giorno del nostro perdono e del nostro rinnovarci in virtù di un nuovo anno. Kippur è il segno della diversità del genere umano dal resto della creazione: a Kippur possiamo cambiare noi stessi e la nostra vita e siamo gli unici elementi del Creato che hanno questa facoltà. Kippur è il dono più gioioso che Dio ci abbia mai fatto. Buon digiuno di gioia a tutto il popolo ebraico.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(28 settembre 2017)