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Fiume ebraica, c’è un futuro

La Comunità ebraica di Fiume ha da poco celebrato il settantesimo anniversario dalla (ri)fondazione postbellica attraverso una giornata a porte aperte, la “Giornata del patrimonio ebraico”, invitando i cittadini a curiosare nella traccia di cultura ebraica che la città ha saputo conservare (e non solo). Dedicando grande cura e sforzo all’iniziativa di rilancio di una presenza ebraica in città, incoronata Capitale della Cultura europea per il 2020 (col motto Port of diversity – Porto della diversità), la Comunità ha declinato questo impegno attraverso una mostra-evento di Tobia Ravà, noto artista, matematico, esperto di cultura ebraica, Cabala e Ghematrià. L’iniziativa ha riscontrato grande eco, favore e supporto. Più di centocinquanta persone hanno assistito all’apertura nel tempio della piccola sinagoga ortodossa. Il programma ha previsto, dopo i discorsi di apertura, un breve saggio musicale dell’attrice e cantante Elena Brumini, accompagnata al pianoforte e violino dal maestro Davide Gugić.
Il matroneo della sinagoga ha ospitato la mostra di Tobia Ravà. Tra le opere, Ravà si è prestato a condurre gli ospiti attraverso i vari piani di lettura sui quali si articola la sua produzione artistica. Con paziente analisi ha svelato i valori numerici delle lettere rappresentate e il valore teosofico della cifra di ciascuna per affrontare infine anche argomenti più complessi, come la congettura di Ravà, mettendo ancora una volta in relazione il passato e il presente in una città che di ebraismo ha una idea vaga ma nutre nei suoi confronti una curiosità ardente. Quest’ultima è stata in parte soddisfatta ai piedi della scalea del matroneo. Là le signore della Comunità (V. Špacapan, A. Kerenji, I. Fišer, T. Eraković, K. Dessardo, Nadica) hanno allestito un ricco rinfresco con cibi ebraici e vini casher.
Gli ospiti si sono intrattenuti nel cortile della sinagoga prima di entrare nell’ex bagno rituale, il Mikveh, fuori uso dagli anni Quaranta del secolo scorso. Riadattato a spazio sociale, ha ospitato una mostra sui cinque secoli di presenza ebraica a Fiume (F. Kohn); la proiezione del film “L’amicizia ebraico-nipponica” (V. Špacapan, A. Kerenji, S. Shimitzu) sulle vie di fuga ebraiche attraverso il Giappone durante la Shoah; un’esposizione delle edizioni comunitarie e sulle riviste ebraiche in Croazia. Alla fine della serata, ad ogni visitatore è stato offerto un souvenir di tematica ebraica, come dono e pegno per una visita l’anno prossimo, alla Giornata europea della cultura ebraica.
L’11 settembre, il giorno dopo l’apertura, si è tenuta una conferenza di Ravà sulla Ghematrià con un’introduzione biografica della curatrice Maria Luisa Trevisan. Seguito dai media e da un folto pubblico, Ravà ha rispiegato le origini del proprio pensiero e i riflessi della ricerca nella sua produzione, visitabile al piano superiore.
Da sottolineare che le due sculture più grandi, Shir Tanin (coccodrillo) e Shalom Darwin (giraffa), che non potevano – causa dimensioni – essere ospitate dalla Comunità, sono state esposte al Museo marittimo di Fiume (Palazzo del governo).
Al fascino delle opere si è aggiunta la curiosità dei visitatori sull’ottima conservazione della sinagoga e sulla storia della Comunità. Tra la fondazione della prima comunità ebraica (1781) e l’inaugurazione del Tempio grande (1903), il numero di ebrei a Fiume era lievitato da una dozzina ad oltre due migliaia. Riformati e virtualmente assimilati, gli ebrei di Fiume hanno partecipato anima e corpo alle vicissitudini della città: dall’indipendenza alla Prima guerra mondiale, dal plebiscito ignorato all’impresa dannunziana. Negli anni Venti del secolo scorso, la florida Fiume rappresentava nel panorama ebraico un porto di pace in confronto all’ostilità e alle persecuzioni ad Est. Erano gli anni di massiccia immigrazione ashkenazita di ebrei ortodossi. Giunti a Fiume, dopo un primo assestamento, questi ultimi, mal tollerando l’assimilazione dei correligionari riformati, hanno fondato una Comunità propria, ed eretto una piccola sinagoga che oggi è l’unica rimasta. Questa però, appena inaugurata (1930) ha dovuto già chiudere, vittima della Legge Falco che prevedeva l’accentramento di tutti gli ebrei in una comunità di riferimento. Mai usata da quegli anni, è sopravvissuta deserta agli anni delle Leggi razziali e al decennio di guerra. A quindici anni dal divieto d’uso, quando l’unico posto “ebraico” della città era la grande sinagoga riformata, il Tempio grande, è finita la guerra. I nazisti in ritirata hanno minato e distrutto il Tempio grande, ignari dell’esistenza di un altro tempio, a duecento metri di linea d’aria. Così la sinagoga di Fiume ha riaperto le porte facendo un triste appello di sopravvissuti. Diciannove. Ma Fiume, allora, si trovava in un nuovo paese, in cui gli italiani autoctoni si preparavano ad un altro dramma: l’Esodo giuliano-dalmata.
La Comunità ebraica di Fiume amministra oggi una delle tre sinagoghe nella Repubblica di Croazia che, dopo la Seconda guerra mondiale, hanno mantenuto la propria funzione. Ad essa si affianca un cimitero ebraico, porzione del cimitero comunale monumentale di Cosala, con antiche tombe risalenti all’Ottocento. 
La comunità postbellica si è ricostituita su una base fiumana con apporti di ebrei provenienti da tutta l’ex Jugoslavia che ne hanno arricchito gli usi, la cucina, le melodie e le lingue parlate. Proprio all’insegna della multiculturalità, la Comunità, con la prestigiosa mostra di Tobia Ravà “Shiv’im – 70”, ha trovato il favore delle istituzioni nella celebrazione dell’anniversario. Tra gli sponsor la Città di Fiume, la Regione litoraneo-montana, la casa d’assicurazione Croatia osiguranje d.d., i Consigli della minoranza nazionale italiana della Città e della Regione, il World Jewish Congress. Numerosissimi i collaboratori. L’iniziativa è stata coordinata da chi scrive. Per l’occasione, Ravà ha donato alla Comunità il prezioso dipinto “Con fusione” realizzato nel 2016 a quattro mani con Abdallah Khaled. 

Rina Brumini

Italia Ebraica, ottobre 2017