moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Il Presidente Mattarella saluta il Meis
“Capolavoro di integrazione e identità”

“Un capolavoro di integrazione e identità”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al termine della visita della mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, curata da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla e che ha inaugurato ufficialmente il Meis. “Il Presidente Mattarella ha posto molte domande, complimentandosi per l’allestimento e per la mostra”, ha spiegato il Presidente del Meis Dario Disegni, in una giornata – quella di ieri – in cui Ferrara è diventata il centro dell’attenzione nazionale e non. E l’obiettivo, grazie alla grande avventura appena iniziata del Meis – diretto da Simonetta Della Seta -, è quello di restarci anche in futuro. “Un luogo importante perché ricorda la presenza ebraica nel Paese, e sarà un luogo molto importante per i ragazzi, per le persone che sanno poco della storia millenaria dell’ebraismo italiano. – ha spiegato il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in occasione della cerimonia di inaugurazione alla presenza del Capo dello Stato – Inoltre sarà un luogo di interesse per il turismo internazionale: lo abbiamo presentato a New York e a Gerusalemme e abbiamo avuto manifestazioni di grandissimo interesse”. Il ministro ha poi parlato dell’importante impronta ebraica impressa nella storia di Ferrara. “Lo spirito della comunità ebraica si respira dappertutto, la città è molto legata alla comunità e lo è stata nei secoli e tutt’ora nell’immaginario collettivo come ben sanno i turisti che vengono a chiedere dove si trovi il giardino dei Finzi-Contini, per questo il museo ha avuto luogo a Ferrara”, le parole di Franceschini.
Schermata 2017-12-14 alle 10.33.48“Questa per Ferrara è insieme un segno di privilegio e di responsabilità”, ha detto invece il sindaco Tiziano Tagliani, ricordando come la città conosca “la sofferenza prodotta dalle leggi razziali” del 1938 di cui il prossimo anno cade l’anniversario degli 80 anni dalla promulgazione. Tagliani ha poi citato Franco Schönheit, ebreo ferrarese, deportato insieme alla sua famiglia dai nazisti nei campi e oggi fondamentale voce di Testimonianza della Shoah.
“Siamo qui per fare vivere la memoria, in un luogo di formazione, apertura e incontro, con un ruolo sempre più importante in una società che faticosamente si confronta con le minoranze. Un luogo dove il racconto delle tradizioni e della cultura dell’ebraismo si trasforma in vera e propria istituzione dedita alla formazione, puntando sui giovani e soprattutto sui giovanissimi”, il messaggio invece del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini in occasione dell’inaugurazione del Meis e di una mostra che ha riscosso apprezzamenti trasversali. “Una esposizione molto leggibile, di altissimo livello, in cui anche gli esperti possono scoprire cose che non sapevano”, il commento del direttore del Centro di Documentazione Ebraica di Milano Gadi Luzzatto Voghera. “Il Meis ha il ruolo di far riconoscere le radici ebraiche dell’Italia al grande pubblico – continua lo storico, membro del Comitato scientifico del Meis – e questa mostra spalanca le porte su un’epoca importante ma poco studiata come quella antica”, sottolineando così il rapporto millenario del mondo ebraico con il Paese. “La mostra poi ha il merito di portarti in luoghi che altrimenti sarebbero poco accessibili, con riproduzioni veramente ben fatte come quella legata a Bova Marina o come il bassorilievo dell’Arco di Tito: dal vivo non sarebbe possibile ammirarlo così da vicino”, la valutazione del direttore del Cdec, per cui l’esposizione è “assolutamente degna di essere il primo passo importante” nel cammino del Meis. Impressioni positive anche per il Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Elio Carmi che definisce la mostra “molto solida ed esplicativa. Un primo passaggio importante nel racconto di una storia millenaria”. Per Carmi, docente del Politecnico di Milano, poi l’inaugurazione di questa prima parte del Meis è “una pietra miliare” di un progetto in divenire che ha ancora molto da raccontare. O, nella sintesi della Presidente UCEI Noemi DI Segni, il Meis è la dimostrazione “che quella ebraica è una cultura viva, integrata, presente nel territorio da millenni e che l’ebraismo non è solo Shoah e drammi ma vita, cultura, storia e convivere il proprio contesto con il creare scientifico e artistico, ed è la storia più bella che si possa raccontare”.

d.r.