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Usa, una nuova strage a scuola
Mondo ebraico mobilitato

scuParkland, contea di Broward, Stato della Florida. Una città devastata dall’ultima strage in una scuola americana. Una città che, ad appena poche ore dai fatti di sangue che l’hanno colpita, prova faticosamente ad elaborare quanto avvenuto. Un impegno che vede in prima linea il mondo ebraico, rappresentato nel territorio da diverse realtà e associazioni.
Ha raccontato rav Mendy Gutnick, direttore delle attività giovanili del centro Chabad di Parkland, al sito Chabad.org: “La scuola ha un’alta frequentazione ebraica. Conosciamo quindi molti studenti e i loro genitori. Insieme a un altro rabbino, rav Shuey Biston, il primo impulso è stato di recarci presso l’istituto per offrire il nostro supporto immediato e poi di genitore in genitore. Con tutti, ci siamo raccolti in preghiera”.
Come si apprende dalla Jewish Telegraphic Agency, la locale sinagoga reform Kol Tikvah ha inoltre ospitato un momento di preghiera e raccoglimento aperto a tutta la città. E allo stesso tempo ha messo a disposizione degli studenti e delle famiglie colpite un pool di professionisti cui rivolgersi per ogni necessità. “Ci siamo riuniti come comunità, per essere un punto di riferimento per i nostri giovani e per le nostre famiglie. Abbiamo voluto offrire ai ragazzi l’opportunità di condividere questa esperienza e insieme dare avvio un processo di ripartenza” afferma Geri Pomerantz, il presidente di Kol Tikvah. A condividere questo impegno anche un altro rabbino – Jonathan Kaplan, della sinagoga Beth Chai – che ha incontrato numerosi studenti e genitori in un hotel di Parkland. “Ho visto davanti a me caos e devastazione. E allo stesso grande attesa e preghiera. Non ci sono parole per descrivere quanto è successo qui” ha detto Kaplan alla Jta.
In prima linea anche lo sceriffo Scott Israel, il primo sceriffo di origine ebraica nella storia della Florida. È lui a guidare le indagini ed è a lui che si rivolge in queste ore la stampa americana e internazionale per approfondire la figura e la personalità del killer. “L’identità ebraica è centrale nella mia vita. Mio padre ha combattuto nella Guerra di Corea ed è entrato in polizia perché credeva nella massima del Talmud, ‘Chi salva una vita, salva il mondo intero’. Queste parole mi hanno sempre ispirato” ha raccontato Israel in una recente intervista, precedente alla strage.
Tra le vittime, si apprende, ci sarebbero diversi studenti ebrei.

(15 febbraio 2018)