JCiak – Israele, 70 anni di grandi film

Scegliere i più belli è difficile. E non solo per un fatto di gusti. È che il cinema israeliano ci tocca nel vivo. L’abbiamo visto muovere i primi passi e farsi sempre più sicuro, fino a spiccare il volo strappando applausi e riconoscimenti. Ci ha regalato squarci e passaggi indimenticabili, un’emozione d’identità. Ci siamo affezionati, arrabbiati, commossi. Abbiamo fatto il tifo. È diventato parte di ciò che siamo, nell’orgoglio di una fioritura che nessuno, forse nemmeno noi, si aspettava. Nel giorno di Yom Ha’Aztmaut vale la pena riavvolgere la pellicola e tornare ai film che ci hanno segnato. Ciascuno ha i suoi, i miei magnifici sette sono questi.

La Banda
Una banda della polizia egiziana prende il bus sbagliato e arriva nel mezzo del deserto in Israele. Non resta che fare buon viso a cattivo gioco. Diretto da Eran Kolirin, con Ronit Elkabetz in uno dei suoi ruoli migliori, da poco divenuto un musical di gran richiamo a Broadway, è stato uno dei primi successi internazionali del cinema israeliano. Il pubblico era rimasto sedotto dalla capacità di toccare con ironica leggerezza i tasti difficili della convivenza fra arabi e israeliani (2007).

La sposa promessa
Dopo la morte della sorella, la giovane Shira si avvia a un matrimonio combinato. Primo lavoro della regista ultraortodossa Rama Burshtein, il film è un affondo dolce amaro su una realtà elusiva e incantevole. La storia di Shira ribalta tanti luoghi comuni sulla comunità ortodossa e affronta il tema scottante della sessualità in un mondo che si ostina a negarla. Candidato agli Oscar come migliore film in lingua straniera (2013).

Lebanon
Uno dei film più claustrofobici mai girati. La prima guerra del Libano è vista con gli occhi di un gruppo di soldati chiusi all’interno di un carro armato. In un crescendo drammatico, scandito dal rumore assordante dei motori e dalle aperture del portello, li vediamo avanzare in un territorio nemico che si profila solo attraverso la bocca da fuoco. Diretto da Shmuel Maoz, che di recente ci ha regalato Foxtrot, ha vinto il Leone d’oro a Venezia. 2009

Ghett
Scritto e diretto con il fratello Shlomi da Ronit Elkabetz, che ne è l’interprete principle, il fil racconta la storia dell’israeliana Vivian che da anni lotta per ottenere il divorzio che il marito si ostina a negarle. Ronit Elkabetz, scomparsa due anni fa, offre un’interpretazione magnetica e struggente nell’ultimo capitolo di una trilogia composta da To take a wife (2004) e Shivah-Seven Days (2007) che narra la realtà degli israeliani di origine marocchina (2014).

Footnote
Un padre e un figlio, entrambi accademici a Gerusalemme. Uno lavora nell’oscurità, l’altro un successo dopo l’altro. E quando il padre riceve la telefonata in cui gli annunciano che ha vinto prestigioso Premio Israele la situazione si complica. Perché le cose non sono come sembrano e fra padre e figlio tutto può succedere. Diretto da Joseph Cedar (Beaufort, L’incredibile vita di Norman) e interpretato dal bravissimo Lior Ashkenazi nella parte del figlio, il film ha spuntato il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes (2011).

Valzer con Bashir
In un’animazione secca e potente Ari Folman scava nei traumi e nelle memorie di un reduce della guerra del Libano del 1982. Il film si dipana come un documentario, a partire dall’incubo ricorrente di un soldato ogni notte rivede i ventisei cani uccisi durante un pattugliamento. I filmati d’archivio nel finale coronano il racconto in un’indimenticabile escalation drammatica (2008).

Zero Motivation
Un gruppo di soldatesse di stanza nel Sud d’Israele passa il tempo giocando ai videogames, servendo caffè al boss e tramando per farsi trasferire a Tel Aviv. Diretto da Talya Lavie e vincitore al Tribeca Film Festival, non è, come si è detto, la risposta israeliana al mitico “Mash” di Robert Altman. E’ però il primo film che racconta l’esercito dal punto di vista delle ragazze con uno sguardo ironico e attento, senza ideologie o filtri politici (2014).

Daniela Gross

(19 aprile 2018)